Adolescenti e Alcool (Prima parte)


Il dizionario di Psicologia definisce la “dipendenza” come una “modalità relazionale in cui un soggetto si rivolge continuamente agli altri per essere aiutato, guidato, sostenuto”. In quest’ottica la condotta dipendente diventa quindi una “ricerca di un aiuto esterno di cui il soggetto ha bisogno per il proprio equilibrio e che non può trovare a livello delle sue risorse interne”. Nella vita quotidiana ognuno di noi instaura relazioni di dipendenza più o meno intense e non necessariamente patologiche, eppure il termine “dipendenza” ha ormai acquisito un significato negativo.

In base all’oggetto coinvolto prendono forma varie dipendenze patologiche: dipendenza da sostanze tossiche, dipendenza da alcool, dipendenza sessuale, dipendenza affettiva. Negli ultimi anni si sono sviluppate nuove forme di dipendenza, soprattutto tra i giovani: dipendenza da gioco d’azzardo, dipendenze alimentari, dipendenza da internet, dipendenza da shopping.

In questo articolo mi occuperò nello specifico della dipendenza da alcool negli adolescenti, fenomeno aumentato negli ultimi anni.

 

L’ultimo bicchiere

Espressioni come abuso di alcool, dipendenza da alcool e alcolismo, con la loro relativa connotazione negativa, sono relativamente recenti: infatti solo nel XIX secolo si inizia a considerare la componente patologica nel consumo di alcool. Fino ad allora le bevande alcoliche, ed in particolare il vino nelle regioni mediterranee, erano viste come alimenti quotidiani nei banchetti domestici, come strumenti per avvicinarsi alle divinità. Oggi sappiamo che abuso di alcool e dipendenza da alcool sono due aspetti di una stessa sindrome patologica determinata dall’assunzione acuta o cronica di grandi quantità di questa sostanza.

Per accertare un uso patologico di alcool si è soliti usare i criteri formulati nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV (il Manuale maggiormente usato dai professionisti del settore). Per non entrare troppo nello specifico, potremmo riassumere tali criteri in un concetto più generico: è possibile diagnosticare un uso patologico di alcool quando un soggetto assume quotidianamente alcool per vivere adeguatamente la giornata, nonostante l’assunzione comprometta la stessa vita sociale del soggetto, per un periodo superiore ad un mese. A questo comportamento si associano spesso fenomeni di tolleranza, cioè il bisogno di assumere dosi più elevate per raggiungere l’effetto desiderato, e la sindrome di astinenza, ossia una modificazione patologica del comportamento che si verifica quando termina l’effetto fisico della sostanza di cui si è dipendenti.

Nel corso degli anni vari autori hanno tentato di dare una spiegazione alla dipendenza da alcool, ma ancora non si è giunti ad una visione comune. Alcuni autori ipotizzano l’esistenza di fattori genetici specifici che predispongono l’individuo all’alcolismo, cioè una differente capacità di metabolizzare le sostanze alcoliche rispetto ai soggetti che non fanno un uso spasmodico di alcool. Altri autori sostengono che il bere in modo compulsivo serva a ridurre le distanze sociali e a rafforzare il legame di gruppo (l’importanza del gruppo di amici verrà discussa in un articolo successivo) attraverso un rito condiviso in una società caratterizzata da molte difficoltà come l’isolamento. Gli adolescenti che fanno uso di alcool sono aumentati notevolmente negli ultimi 30 anni soprattutto nei paesi occidentali: proprio le società di questi paesi non hanno più molte sicurezze ed opportunità da offrire agli adolescenti, quindi la dipendenza esprime in parte una mancanza di ideali ed una carenza di soddisfazioni mentali dell’uomo moderno.

 

Ma quali sono i reali rischi dell’uso di alcool in una fase delicata come l’adolescenza?

Le conseguenze negative coinvolgono sia lo sviluppo fisico dell’adolescente sia i comportamenti che mette in atto: possono presentarsi modificazioni del carattere e dell’affettività con stati depressivi, possono verificarsi complicazioni cardiovascolari e respiratorie: inoltre, sotto l’effetto dell’alcool, l’adolescente può compiere atti di violenza verso se stesso e verso gli altri o essere coinvolto in comportamenti rischiosi come violenze sessuali, incidenti stradali, abbandoni scolastici e vandalismo, se non addirittura il suicidio.

Un’attenzione a parte va dedicata al rischio di guida pericolosa: l’uso di sostanze alcoliche nella guida è un problema in costante aumento tra i giovani che, o per la poca esperienza nella guida o per le notevoli quantità consumate, spesso in associazione ad altre sostanze, sono le vittime predestinate di incidenti mortali. Studi recenti hanno accertato che l’alcool è la prima causa di morte nella popolazione giovanile europea, in particolare degli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 26 anni. Si calcola che un decesso su quattro sia dovuto al consumo di alcool e che il 46% degli incidenti stradali sia correlato al suo uso.

A seguito dell’assunzione di alcool l’individuo può reagire in due modi: con uno stato euforico o con uno stato depressivo. Entrambe queste circostanze fanno sì che l’adolescente sottovaluti le situazioni di pericolo e si metta alla guida, dopo aver bevuto, senza considerare i rischi ai quali va incontro. Le capacità di guida diminuiscono in base alla quantità di alcool ingerita poiché l’alcool causa rallentamento motorio, ma la situazione di rischio si determina anche dopo il consumo di una modica quantità, poiché le persone hanno diverse sensibilità ad una stessa quantità di alcool.

Nonostante gli allarmi lanciati da numerose associazioni e a dispetto delle campagne di prevenzione, gli adolescenti continuano a guidare dopo aver assunto alcool con l’aggravante di considerarsi ormai meno a rischio del passato avendo diversificato il consumo, prima distribuito nell’arco della settimana e ora concentrato solo nel fine settimana, dando vita al fenomeno del Binge Drinking. Questa espressione si può tradurre in italiano come “bere per ubriacarsi” e consiste nel consumo di 5 o più bicchieri in un’unica occasione: è la nuova tendenza in voga tra i giovani, una moda che li spinge a “bere molto in poco tempo”. È stato accertato che i giovani riconoscono come prima causa di incidenti l’alcool ma, sorprendentemente, ne difendono il consumo dichiarando che, se da un lato l’alcool è considerato pericoloso, dall’altro aiuta nei rapporti interpersonali con i coetanei quindi il suo uso è inevitabile. Inoltre sembra che pochi adolescenti abbiano avuto conseguente negative (come incidenti o multe) in seguito al consumo di alcool e questo rafforza la loro convinzione di essere in grado di guidare normalmente anche dopo qualche “bicchiere in più”. Purtroppo gli ultimi dati statistici e i numerosi servizi che spesso vengono trasmessi dai Telegiornali, ci dimostrano che quel “bicchiere in più” è spesso anche l’ultimo che molti ragazzi bevono.

 

Riferimenti bibliografici

  • Ammaniti M., (2002) Manuale di psicopatologia dell’adolescenza, Milano, Raffaello Cortina Editore.

  • Carbone P., (2003), Le ali di Icaro: rischio e incidenti in adolescenza, Torino, Bollati Boringhieri Saggi.

  • Couyoundjian A., Baiocco R., Del Miglio C. (2006), Adolescenti e nuove dipendenze. Le basi teoriche, i fattori di rischio, la prevenzione, Roma-Bari, Editori Laterza.

  • Galimberti U., (2006) Dizionario di Psicologia, Volume 1, Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma

  • Istituto Doxa in collaborazione con L’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’alcool, (2007) “Gli italiani e l’alcool. Consumi, tendenze e atteggiamenti. V Indagine Nazionale Doxa in Osservatorio Permanente sui Giovani e l’alcool”, n.18, Casa Editrice Litos.

  • Marcelli D., Braconnier A. (1983), Adolescence et psychopathologie, Paris, Masson (Trad. It. Di Monniello G., Squitieri G., Adolescenza e psicopatologia, Milano Masson, 1985).

  • Noventa A., (2004) “L’alcool e i giovani: fattori di rischio, caratteristiche e nuovi consumi” in Nizzoli U., Cooli C., Giovani che rischiano la vita, Milano, McGraw-Hill.

  • Serra C., (2004) Alcolismo, tossicodipendenza e criminalità, Roma, Edizioni Kappa.

 
 
 


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia


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