Adolescenti e Alcool (Seconda parte)


Fattori di rischio e fattori di prevenzione

In un articolo precedente ho descritto il fenomeno sempre più diffuso dell’uso di alcool negli adolescenti, ora cercherò di delineare quali sono i fattori che possono aiutare un adolescente a tenersi lontano dall’alcool e quali sono invece quei fattori che lo mettono maggiormente a rischio.

Da anni si cerca di delineare il profilo dell’adolescente a rischio di abuso e dipendenza da alcool per poter intervenire tempestivamente e prevenire l’instaurarsi disturbi patologici.

Grazie a numerosi studi sono state individuate delle caratteristiche di personalità ricorrenti nei soggetti alcolisti e che quindi potrebbero rendere l’individuo più vulnerabile:

• Impulsività

• Ricerca compulsiva di esperienze nuove e avventurose (alle quali spesso sopperiscono con sport pericolosi)

• Disinibizione espressa con comportamenti (sessuali o violenti) socialmente inaccettabili

• Intolleranza alla noia

• Dipendenza affettiva e costante ricerca di sensazione forti

• Intolleranza alla frustrazione

• Ansia, sintomi depressivi e sentimenti di inferiorità.

È importante sottolineare, a beneficio delle mamme che leggeranno questo articolo, che non è sufficiente uno solo di questi fattori per condannare inevitabilmente un ragazzo al destino di alcolista: è l’insieme di più caratteristiche, insieme a determinati eventi esterni, a rendere un adolescente maggiormente a rischio rispetto agli altri.

Fortunatamente, accanto ai fattori di rischio, sono stati individuati anche fattori protettivi che contribuiscono ad evitare o almeno attenuare l’evoluzione sfavorevole del disagio. Tra gli agenti che agiscono positivamente sull’individuo se ne evidenziano 4 in particolare:

- Supervisione genitoriale che permetta all’adulto di conoscere gli ambienti e la compagnia in cui vive l’adolescente e, in caso di bisogno, permetta di allontanarlo tempestivamente dai contesti pericolosi. È molto importante che questa supervisione sia effettuata dagli adulti con discrezione, affinchè l’adolescenza non percepisca una mancanza di fiducia o non creda che si voglia invadere la sua privacy;

- Successo scolastico che dia possibilità all’adolescente di sperimentare un elevato livello di autostima e di realizzare un’immagine di sé positiva;

- Attività extrascolastiche come lo sport, che tengano impegnato l’adolescente permettendogli di sfogare l’energia fisica mantenendo alta la sua concentrazione mentale;

- Legami con istituzioni pro-sociali, quali ad esempio le associazioni religiose o politiche, che insegnino all’adolescente valori condivisi in cui credere e che gli permettano di sperimentare la collaborazione e la comunicazione di gruppo.

Un fattore che merita particolare attenzione poiché può avere doppio valore è il gruppo degli amici: non sarebbe giusto annoverarlo tra i fattori di rischio, ma è azzardato considerarlo un agente di prevenzione, quindi va di volta in volta considerato. Il gruppo di amici protegge, permette di sperimentare varie situazioni e ruoli e dà forza, ma al contempo si possono assumere comportamenti contrari ai propri principi per la paura di contraddire il gruppo e rimanere soli.

L’emulazione riguarda quindi sia i comportamenti convenzionali sia i comportamenti antisociali e la pericolosità dell’influenza del gruppo risiede nel fatto che, più che esercitare pressioni dirette, gli amici portano a percepire i comportamenti a rischio come normali e come mezzo per mantenere i legami, fornendo opportunità concrete per l’attuazione di queste condott pericolose.

Il gruppo inoltre tende spesso ad incoraggiare a mettersi alla guida chi ha bevuto, quasi sottoponendolo ad una sfida, per dimostrare le proprie capacità e per avvalorare la visione fiabesca che ogni adolescente ha della propria vita, che lo porta a credersi immortale.

Alla luce di tali considerazioni è doveroso sottolineare che, sebbene l’iniziazione al consumo di alcool avvenga in famiglia, solo quando inizia a frequentare i coetanei l’adolescente consolida l’abitudine a bere.
Eppure il gruppo può anche fornire un supporto emotivo di primaria importanza per il recupero di un alcolista: esercitando pressione a ridurre il consumo può anche convincere l’individuo a smettere di bere, come ben dimostra la lunga storia delle associazioni di auto-aiuto.

 
Bibliografia

Couyoundjian A., Baiocco R., Del Miglio C. (2006), Adolescenti e nuove dipendenze. Le basi teoriche, i fattori di rischio, la prevenzione, Roma-Bari, Editori Laterza.

Fitzgerald J., Arndt S. (2002), “Reference group influence on adolescent alcohol use”, Journal of Alcohol and Drug Education, Lansing, vol. 47:2, pp. 42.

Marcelli D., Braconnier A. (1983), Adolescence et psychopathologie, Paris, Masson (Trad. It. Di Monniello G., Squitieri G., Adolescenza e psicopatologia, Milano Masson, 1985).

Vianello R. (1999), Psicologia dello sviluppo: adolescenza, età adulta, età senile, Azzano-San Paolo, Edizioni Junior.


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia


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