Attento a come ti parli, la mente ascolta!


Il linguaggio può ferire, siamo tutti d’accordo su questo..
Ma ne siamo davvero convinti anche quando il linguaggio “incriminato” è quello rivolto verso se stessi?

Certe parole, da sole, sono in grado di suscitare sentimenti negativi e reazioni emotive forti (es. ansia). Un esempio?

“Non ce la farò mai, è impossibile. Non ci è mai riuscito nessuno, perchè mai dovrei essere in grado io, un fallito.. Però sarebbe davvero terribile per me non farcela, un altro fallimento che si aggiunge alla lista infinita..”

Come vi sentite leggendo questa frase? Sicuramente non al settimo cielo..

Le parole, dette o pensate, hanno un immenso potere: possono esprimere fiducia, orgoglio, passione, gioia.. ma possono altresì ferire, giudicare, bloccare, scoraggiare. Quando parole con queste connotazioni arrivano dagli altri, è più semplice comprenderne l’impatto negativo sul nostro umore. Siamo invece meno propensi ad analizzare le parole che rivolgiamo a noi stessi, che hanno un impatto ancor maggiore.

Le categorie di parole che generano sentimenti di ansia o malumore sono diverse, Smith e Elliott, psicoterapeuti cognitivi americani ne hanno individuate quattro.

 

Parole estreme

Molto comuni nel linguaggio di alcune persone, le parole estreme hanno la caratteristica di enfatizzare eccessivamente un avvenimento o un’emozione. Ne sono un esempio le parole come angoscioso, devastante, terribile, terrificante, raccapricciante, spaventoso, orrendo, insopportabile, irrimediabile, tragico..

Non dobbiamo cancellare tali parole dal nostro dizionario, ci sono indubbiamente situazioni realmente orrende e terribili! Il problema nel loro uso insorge quando si abusa di questi aggettivi, per descrivere situazioni che forse, pensandoci bene, sono solo fastidiose.

 

Parole “tutto o niente”

Quando un avvenimento o una situazione vengono descritti con i cosiddetti termini “tutto o niente” il rischio è quello di perdere le numerose sfumature che molto probabilmente costituiscono la vera immagine della realtà. Questa terminologia è totalizzante, non lascia spazio per le alternative e, di conseguenza, ci fa sentire in trappola. Appartengono a questa categoria le parole come sempre, mai, assoluto, completo, eterno, zero, niente, tutto.. 

 

Ordini ed etichette

I giudizi, le etichette e gli ordini non piacciono mai a chi li riceve, allo stesso modo non possono farci bene se li rivolgiamo a noi stessi.

Le etichette (es. fallito, stupido, incapace, cattivo, sbagliato, buffone, mostro, perdente, nullità..) esprimono un giudizio globale sulla persona, a volte sono introiettati dall’esterno ma spesso siamo noi stessi a trarre determinate conclusioni e a “vestirci” di quell’etichetta. Le parole che invece denotano ordini (es. devo, bisogna, è obbligatorio..) creano costrizioni che incatenano, caricano di responsabilità e di senso di colpa.

 

Parole che vittimizzano

Le parole che vittimizzano si sovrappongono a volte con le etichette, sono demoralizzanti, scoraggiano e cancellano qualsiasi bagliore di speranza. Spesso, chi fa un largo uso di queste parole, si sente sollevato dalla responsabilità di provare o prendere l’iniziativa per affrontare le difficoltà. Appartengono a questa categoria le espressioni come debole, impossibile, fragile, esausto, inerme, inutile, non posso, vulnerabile, incapace..

Cosa fare?

La buona notizia è che, se è vero che la nostra mente risente (negativamente) delle parole negative che le rivolgiamo, allo stesso modo potrà risentire (positivamente) di un linguaggio più consono alla situazione e realistico (attenzione, realistico non significa necessariamente positivo!)

Il primo passo è sicuramente prendere consapevolezza del gran numero di parole cosiddette “ansiogene” che rivolgiamo a noi stessi. Non è facile scovarle, serve un’attenta analisi dei nostri pensieri, soprattutto nei momenti più bui e difficili.

Una volta individuate le parole non resta che modificarle e, col tempo, crederci davvero! Per poter agire sul nostro dialogo interno, rendendolo più realistico, è necessario analizzare la situazione così come appare nella realtà, cercando di essere più oggettivi possibili. Ai nostri occhi, se abbiamo usato ingiustamente parole totalizzanti, giudicanti o estreme, la realtà è sicuramente distorta. Guardiamola da un altro punto di vista ad esempio, come modifichereste le parole di un amico che si trova nella medesima situazione?
Descrivere ciò che è realmente accaduto non è un compito semplice, ma con un po’ di impegno e allenamento il compito sarà sempre più immediato e diventerà quasi automatico riconoscere le distorsioni per correggerle. I giudizi e le etichette si combattono considerando la situazione, il comportamento specifico o l’evento in sé, senza includere l’intera persona o situazione nel giudizio. Le doverizzazioni (obblighi), ove possibile, devono diventare desideri, piaceri e speranze.

 

Qualche esempio?

- Una “situazione insopportabile” può diventare fastidiosa;

- Un “disastro irrimediabile” può diventare una situazione difficile;

- “Disastroso” può diventare stressante;

- “Mai”  e “sempre” possono trasformarsi in adesso, o in questo momento (es. Non ce la farò mai –> Adesso non sono in grado di farlo);

- “Sono un incapace” diventa Questa volta non ce l’ho fatta;

- “Devo” si trasforma in dovrei, mi piacerebbe, sarebbe bello se..;

- “Sono un codardo” può in realtà aver sostituito il più realistico Mi fanno paura i ragni e i palazzi alti.

 
 

Bibliografia consigliata

- “Che ansia!”, di Albert Ellis
- “Sette mosse per liberarsi dall’ansia”, di Robert Leahy


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L'autore - Valentina Lombardi



Valentina Lombardi (Saronno, 1986). Psicologa ad indirizzo clinico e dell’età evolutiva. Specializzanda in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso la scuola ASIPSE di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in valutazione, diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed è applicatrice del Metodo Feuerstein PAS Standard. Come libera professionista si occupa principalmente di consulenza psicologica ad adulti, adolescenti e bambini, DSA e difficoltà scolastiche, potenziamento cognitivo, problemi comportamentali ed emotivi, ansia, depressione, e addestramento al rilassamento.     Seguila su Facebook, Twitter e Google+

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