Bullismo: Identikit del bullo


Si sente spesso parlare di bullo, spesso in associazione a bambini particolarmente determinati a far valere le proprie volontà con i compagni.

Proviamo quindi a delineare il profilo del bullo: è un ragazzo che ha bisogno di potere e dominio sugli altri, ha bisogno di affermarsi in un gruppo con la forza, trova divertimento nel mettere in atto comportamenti prevaricatori.

Perché? Semplicemente perché i suoi modi di fare gli fanno riscuotere successo, popolarità, ammirazione, rispetto e consenso nel gruppo. Il bullo si sente un leader.

Questo è ciò che crede lui, ma non è per niente cosi!
In realtà il bullo non possiede nemmeno una delle caratteristiche fondamentali del leader, quali l’empatia, l’abilità a relazionarsi, la valorizzazione e il coinvolgimento degli altri, il senso della comunità, l’agire efficacemente, l’essere attento al clima del gruppo e ad arbitrare eventuali conflitti.

Il gruppo che circonda il bullo lo asseconda spinto spesso principalmente da finalità auto protettive che da un lato limitano la possibilità di diventare vittima; dall’altro l’identificazione con l’aggressore crea l’illusione di essere personalmente potenti e non indifesi. Non si tratta, quindi, del riconoscimento della leadership del bullo da parte dei coetanei, piuttosto questi saranno disposti ad accettare i suoi modi, poiché combattuti tra amore e timore per lui.

La popolarità dei bulli è destinata a diminuire con l’aumentare dell’età, perché aumenta la capacità di giudicare secondo criteri morali i comportamenti propri e altrui, per cui chi utilizza condotte aggressive è considerato riprovevole e degno di rifiuto.

“Quei bambini che a otto anni mostrano atteggiamenti da bullo rappresentano, infatti, la spia di un disadattamento sociale generalizzato che, successivamente, può portare a episodi di violenza conclamata o, addirittura, alla criminalità”

Fonzi A., 1997

Le diverse tipologie di “bullo”

  • Aggressivo/Dominante: è spavaldo, impulsivo, ha scarsa empatia verso gli altri e si arrabbia facilmente. Presenta una bassa tolleranza alla frustrazione, ha un atteggiamento positivo verso la violenza, poiché la ritiene uno strumento utile e positivo per raggiungere i propri obiettivi. Stabilisce con gli altri rapporti interpersonali improntati quasi sempre sulla prevaricazione perché presenta un forte bisogno di dominare gli altri. La sua prepotenza non è dovuta ad insicurezza e scarsa autostima, al contrario si tratta di bambini sicuri di sé, con elevate abilità sociali, capaci di istigare gli altri.

  • Passivo/Gregario: è più ansiosoinsicuro, poco popolare, cerca la propria identità e l’affermazione nel gruppo dei pari, attraverso il ruolo di aiutante o sostenitore del bullo. Non agisce pertanto in prima persona ma tende ad aggregarsi agli altri bulli per non divenirne una loro vittima.

  • Temporaneo: è un soggetto che ha subito eventi traumatici che tendono a produrre comportamenti aggressivi; questa forma tende a regredire nel tempo e scompare del tutto solo al regredire delle emozioni che lo hanno scaturito.

 

Qualche spunto di riflessione…

Credo che prima di attaccare i ragazzi per i loro comportamenti dovremmo fermarci a riflettere sui modelli che proponiamo loro e dovremmo chiederci:

Perché si comportano cosi?

Cosa c’è dietro a questa loro aggressività?

Sono stati a loro volta delle vittime?

Perché prediligono la violenza al linguaggio?

Dove hanno appreso questo modo di esprimersi? Lo considerano l’unico e il più efficace?

Il comportamento del bullo è l’espressione di un disagio sociale derivante da violenze subite modelli familiari aggressivi (punto di vista psicologico) e da vuoti e mancanze interiori che vengono nascoste dietro una ostentata sicurezza (punto di vista emotivo).

Trasmettiamo ai nostri figli modelli educativi basati sul rispetto, sulla comunicazione, sull’ascolto, sul confronto. Trasmettere vuol dire innanzitutto essere di buon esempio, non puniamo la violenza con la violenza!


Condividi questo articolo

 
     

L'autore - Barbara Figuera



Sono la dottoressa Barbara Figuera, pedagogista laureata presso l'Università degli Studi di Catania con laurea triennale in Scienze della Formazione e laurea specialistica in Scienze Pedagogiche. Ho conseguito un corso di perfezionamento in "Tecniche comportamentali per bambini con disturbi autistici ed evolutivi globali" e un corso di specializzazione in "Coordinamento pedagogico dei servizi educativi per l'infanzia". Ho ampliato la mia formazione con altri corsi di formazione inerenti il campo della progettazione educativa e della gestione delle risorse umane.

Barbara Figuera ha pubblicato 13 articoli su GocceDiPsicologia


Tag:,