Bullismo: per saperne di più


Sharp e Smith definiscono un comportamento da bullo come “un tipo d’azione che mira deliberatamente a far male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare”.

Quindi per bullismo si intendono tutti gli atti che hanno come obiettivo il danneggiamento morale e/o fisico di un coetaneo e che perdurano nel tempo. È un fenomeno multidimensionale e presenta delle specifiche caratteristiche che permettono di distinguerlo da altre forme di comportamento aggressivo:

  • Intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente con il preciso scopo di danneggiare la vittima.

  • Sistematicità: il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte, si ripete quindi nel tempo; un singolo episodio di violenza non costituisce un atto di bullismo.

  • Asimmetria di potere: tra le parti coinvolte (il bullo e la vittima) c’è una differenza di potere, dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità quando le aggressioni sono di gruppo. La vittima ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza.

 

Numerosi studi hanno identificato varie forme di bullismo che, molto spesso, vengono sommate l’una con le altre con la diretta conseguenza di seri danni psicologici e/o fisici per la vittima, che spesso rimarrà segnata a vita da questi comportamenti.

  • Bullismo diretto: comportamenti che utilizzano la forza fisica per nuocere all’altro (come picchiare, spingere, fare cadere, ecc.).

  • Bullismo verbale: comportamenti che utilizzano la parola per arrecare danno alla vittima (come le offese e le prese in giro insistenti e reiterate).

  • Bullismo indiretto: comportamenti non direttamente rivolti alla vittima ma che la danneggiano nell’ambito della relazione con gli altri. Sono comportamenti spesso poco visibili che portano all’esclusione e all’isolamento della vittima attraverso la diffusione di pettegolezzi e diffamazioni.

  • Cyberbullying o bullismo elettronico: comportamenti di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come e-mail, messaggistica istantanea, blog, siti web o telefoni cellulari.

 

Il teatro più comune di questo fenomeno è la scuola. All’interno delle scuole il bullismo riguarda tutti gli alunni, e non solo il bullo e la vittima che sono quelli che vi prendono parte in maniera più evidente. Gli allievi possono assumere svariati ruoli, quali:

  • Bullo: colui che prende attivamente l’iniziativa nel fare prepotenze ai compagni;

  • Aiutante: colui che agisce in modo prepotente ma come “seguace” del bullo;

  • Sostenitore: colui che rinforza il comportamento del bullo, ridendo, incitandolo o semplicemente stando a guardare;

  • Difensore: colui che prende le difese della vittima consolandola o cercando di far cessare le prepotenze;

  • Esterno: colui che non fa niente ed evita il coinvolgimento diretto o indiretto;

  • Vittima: colui che subisce le prepotenze.

 

Un altro ambiente in cui il bullismo ha ormai preso piede è quello del web, complice la maggiore accessibilità ad esso grazie alla grande diffusione di strumenti e dispositivi connessi alla rete. Basta un click per creare un’informazione falsa e diffamante e condividerla in un social network. Le azioni dei bulli online si concentrano sulla diffusione di messaggi violenti e/o volgari (fenomeno chiamato “flaming”), sulla denigrazione, sul furto di identità e sull’esclusione dai gruppi di amici. Come si può notare le modalità sono le medesime del bullismo “tradizionale”, ma adesso si può ferire in maniera determinante anche da casa, portando la vittima ad essere offesa potenzialmente 24 ore su 24 giorno dopo giorno, con conseguenze devastanti dal punto di vista psicologico.

 

 


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L'autore - Barbara Figuera



Sono la dottoressa Barbara Figuera, pedagogista laureata presso l'Università degli Studi di Catania con laurea triennale in Scienze della Formazione e laurea specialistica in Scienze Pedagogiche. Ho conseguito un corso di perfezionamento in "Tecniche comportamentali per bambini con disturbi autistici ed evolutivi globali" e un corso di specializzazione in "Coordinamento pedagogico dei servizi educativi per l'infanzia". Ho ampliato la mia formazione con altri corsi di formazione inerenti il campo della progettazione educativa e della gestione delle risorse umane.

Barbara Figuera ha pubblicato 13 articoli su GocceDiPsicologia


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