Chi ha tempo… aspetti tempo!


Non so voi, ma quando ero piccola il tempo che passava era scandito da dei momenti ben precisi: quando arrivava l’estate spostavamo i mobili di casa per essere il più possibile vicino alla porta d’ingresso e avere così, più refrigerio; si sistemava nell’armadio tutto il materiale scolastico. Poi arrivava l’autunno: il salotto tornava come prima; si riutilizzava il pigiama lungo ma leggero; cominciavano i programmi televisivi di punta (mi viene in mente un “Ok il prezzo è giusto”). Ed ecco il Natale: di nuovo lo spostamento dei mobili per avere più spazio da dedicare alle decorazioni; la novena in oratorio; i giochi sulla neve seguiti dalla cioccolata calda. E poi la primavera: la mia stagione preferita (per via del mio compleanno); le serate al parchetto; l’attesa dell’estate che era alle porte e con essa, la fine della scuola. Insomma: ogni cambiamento era scandito in maniera precisa e netta. Un ricordo nitido era che, per poter fare l’albero di Natale, bisognava aspettare la festa dell’8 dicembre: prima infatti i negozi non vendevano niente (o veramente poche cose) di dedicato. Ora più passa il tempo più si ha “fretta” di vendere: a ottobre trovi già il materiale per l’albero di Natale, a Natale trovi già quello di carnevale; all’Epifania trovi quello di San Valentino e a giugno le corsie si riempiono di materiali per l’inizio della scuola! E’ tutta una questione commerciale. Così come il cibo: il panettone e il pandoro uscivano a Natale (ora invece già a ottobre o novembre si possono trovare!), così come la frutta secca, etc. e potrei andare avanti per ore.

Il mio pensiero del tutto personale è che essere bambini oggi non sia così “semplice”. Certo sono bombardati di informazioni, sono sicuramente più svegli per via di internet o dei giochi multimediali, ma si perdono la vera essenza delle cose, non sanno più cosa significhi ASPETTARE. Non agognano nulla. Basta chiedere ed eccoli accontentati. Ma è davvero un bene dar loro tutto e subito? E non parlo del cellulare in terza elementare o della giacca da duecento euro in prima media (di dubbia utilità educativa). Parlo del fatto che i genitori, vuoi per il troppo lavoro, vuoi per pigrizia, vuoi perché non hanno idee, non dedicano tempo a sufficienza ai loro figli per organizzare il passare del tempo. Mi spiego meglio: cambiare arredamento in casa magari è eccessivo (noi avevamo la casa molto piccola ed era un gioco da ragazzi!) ma l’esporre in casa disegni o utensili tipici della stagione di riferimento aiuta i bambini ad aspettare qualcosa, ad essere impazienti nel modo giusto. Non so voi, ma io tutt’ora, quando apro le scatole contenenti materiale di Natale mi stupisco ogni anno, è tutto un “ah già, questo porta tovaglioli con le renne non me lo ricordavo!”. Io sono di quella branca di pensiero che sostiene che è giusto fare annoiare i bambini, è giusto non concedergli tutto quello che vogliono così come è giusto mostrare loro il passare del tempo, un po’ come dirgli “vedi la vita è fatta di cicli, ora finisce una stagione che tanto ti piace ma vedrai che anche quella successiva avrà le sue sorprese”. Il tempo. L’attesa. Ogni cosa al suo posto.

Certo, alcuni di voi potrebbero non essere d’accordo, e io non sto dicendo che chi non segue i cicli del tempo sia un cattivo genitore. Assolutamente. Volevo solo portare la vostra attenzione ad un semplice fatto: pensate a quando eravate piccoli. Qual è il pensiero che vi viene in mente per primo? Qualcosa legato ad esempio al fare una torta con la nonna? Qualche profumo particolare legato al giocare nel prato? Una gita sulla neve? Bene. E ora pensate: quando eravate piccoli, non aspettavate con ansia di rifare quella particolare cosa perché vi era piaciuta tantissimo? Ecco, di quello parlavo. In autunno magari aspettavate l’arrivo della neve per rifare quella gita. O magari aspettavate che le scuole chiudessero per poter giocare nel prato un po’ di più alla sera. Aspettare fa parte della vita. Aspettiamo di avere il motorino, poi la patente, la fine delle superiori, la laurea, un nuovo amore, un lavoro, un figlio.. etc. Insegnare ai bambini come e cosa aspettare non solo è giusto ma è fondamentale per la crescita. Devono capire che quello che non possono ottenere subito, lo otterranno con il tempo, perché non è ancora il momento.

L’attesa del piacere è essa stessa un piacere
(G.E. Lessing)


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L'autore - Consuelo Di Nanni



Dott.ssa Consuelo Di Nanni (Varese, 1984). Educatrice. Applicatore Metodo Feuerstein (riconosciuto dall’ICELP di Gerusalemme). Assistente alla comunicazione per disabili sensoriali. Esperta nei processi dell’apprendimento (presenza nell’Albo dei Professionisti formati da Erickson). Terapista A.B.A. Applicatore Base di Stimolazione Basale. Sta frequentando un corso di alta formazione professionale in Psicomotricità Neurofunzionale. Gestisce una pagina facebook “Azione & Comunicazione” interamente dedicata a disabilità, bambini e sensibilizzazioni varie ed un'altra professionale dal nome "Dott.ssa Consuelo Di Nanni". Ha la passione per la scrittura: nel 2012 si è classificata 2° al concorso nazionale “Io Esisto, III ed.” organizzato dall’U.I.L.D.M di Ottaviano (NA) e nel 2013 un’altra poesia sul tema dell’anoressia è stata scelta per entrare a far parte dell’VIII antologia della “Fondazione Mario Luzi” di Roma.

Consuelo Di Nanni ha pubblicato 10 articoli su GocceDiPsicologia


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