Chi ben cominicia è a meta dell’opera


Quando si ha a che fare con la selezione del personale, gli strumenti psicometrici e psicologici a disposizione sono davvero molti ed eterogenei: dai curricula ai test di abilità cognitive, dai test di personalità, alle interviste, i selezionatori del personale hanno davvero molte risorse per valutare i candidati.

Le informazioni deducibili attraverso la comunicazione, sia verbale che non verbale, costituiscono un elemento cruciale ai fini della comprensione del soggetto: attraverso di esse è possibile infatti rilevare scientificamente non soltanto la personalità, ma anche la credibilità delle affermazioni stesse espresse dall’intervistato.

Potenziare le pratiche di recruiting attraverso l’introduzione di programmi standardizzati di analisi comportamentale potrebbe condurre non soltanto a ridurre eventuali costi per l’azienda, ma anche ad aumentare le predittività della futura performance lavorativa del singolo candidato.

Il linguaggio verbale rappresenta senza dubbio la via preferenziale e predominante dell’espressione dei propri pensieri e stati d’animo; tuttavia il linguaggio appare notevolmente influenzato e strettamente legato alla comunicazione non verbale, che ha come funzioni principali quelle di esprimere emozioni, accompagnare, sostenere il discorso, o realizzare la rappresentazione del sé, attraverso elementi quali gestualità facciali, movimenti corporali, postura e distanza interpersonale.

Ad esempio, la letteratura scientifica considera la stabilità emotiva come associata al controllo delle emozioni e controllo degli impulsi, una personalità estroversacomporta invece maggiori sguardi e sorrisi verso l’interlocutore, un tono più alto (soprattutto nei maschi), con più intensità vocale, ritmo veloce e meno pause (maggiormente nelle femmine), sguardo fisso ed un’espressività spontanea (quindi meno asimmetrica). Il tratto dell’introversione può essere invece associato all’imbarazzo, manifestato principalmente nel volto attraverso rossore, da un’estrema rigidità di postura, pochi sguardi, generalmente verso il basso e tendenti a deviare gli sguardi dell’interlocutore verso punti non interessanti, esitazioni, false partenze e lunghe pause tra una parola e l’altra.

Nelle assunzioni di livello manageriale e dirigenziale le interviste, ritenute più consone al livello gerarchico, vengono generalmente preferite ai test di personalità in forma diquestionari o ai role playing. In casi come questi l’analisi del comportamento emozionale potrà divenire molto utile, se non fondamentale, per analizzare la personalità del candidato.

Codifica e decodifica dei canali verbali, para­verbali e non verbali, vanno eseguite in abbinamento all’analisi delle reazioni e della sensibilità dei candidati presi in esame, di cui avremo pertanto una visione sfaccettata e globale che potrà darci un’esaustiva indicazione del loro comportamento lavorativo.


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L'autore - Marianna Roglio



Marianna Roglio (Bergamo, 1988). Psicologa laureata con lode in Psicologia Clinica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Fortemente interessata verso l'area clinica e della salute, in particolare verso la psicosessuologia, la psicologia forense e la psicologia del lavoro. Attualmente impegnata come psicologa del lavoro, ha partecipato a progetti di ricerca in contesti ospedalieri atti a valutare la qualità di vita del paziente con patologia organica e lavorato come educatrice nelle scuole primarie con bambini con difficoltà scolastiche.

Marianna Roglio ha pubblicato 12 articoli su GocceDiPsicologia


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