Clara: una vita quasi perfetta (prima parte)


Clara è una donna di 41 anni, felicemente sposata e con un bimbo di 7 anni. Gestisce il negozio che ha aperto con tanti sacrifici e che è decollato in poco tempo. Ha una buona rete amicale e si ritiene una persona felice! Tutto perfetto, direte voi (ed è quello che lei stessa dice a me in occasione del nostro primo incontro), finché..

Circa 11 mesi fa, alla festa di compleanno di un compagno di classe di suo figlio, pochi istanti prima dell’apertura dei regali inizia a sentirsi poco bene.. La testa inizia a girare e decide di sedersi, ma pochi istanti dopo sente il bisogno di alzarsi e correre all’esterno: le manca l’aria, il cuore pare impazzire, le gambe forse non reggono più.. “Oddio un infarto!” ma l’infarto per fortuna non c’entra nulla. Sembrano attimi interminabili per Clara “dopo mezz’ora o forse qualcosa in più torno in casa, mi accorgo che Michele ha scartato soltanto un regalo, ero davvero convinta che fosse passato molto più tempo. Una mamma si avvicina a me e mi accompagna a sedermi, ero pallida, o forse sembravo solo sconvolta, lo ero davvero. Pochi minuti dopo le ho chiesto di accompagnarmi a casa e una volta lì, da sola, ho pianto. Cosa mi era capitato? Se fosse stato un infarto sarei già morta.. e se fosse un avvertimento? Se il mio cuore fosse debole e mi stesse mandando un segnale?“.

Clara chiamò suo marito che rientrò di corsa dal lavoro e la accompagnò al Pronto Soccorso. Rilevarono solo un battito leggermente accelerato, somministrarono un ansiolitico e la dimisero con una diagnosi che lasciò in lei solo tanta confusione: aveva avuto un attacco di panico.

Un attacco di panico? Ma non è possibile! Mia zia soffre di attacchi di panico da una vita, è sempre stata ansiosa, è divorziata, sta sempre in casa.. lei ha gli attacchi di panico. Io sto bene, non ha senso! Sono una persona positiva, sempre allegra! Non è possibile, adesso va di moda dire che hai l’ansia.. e se avessero sottovalutato la situazione?”

Il giorno dopo era la prima in fila dal medico, chiese un’impegnativa urgente per una visita cardiologica. Il suo medico, visto il referto della sera precedente, rifiutò l’urgenza. Consigliò, invece, una visita psichiatrica che Clara, a sua volta, rifiutò. Si rivolse ad un cardiologo privato che, nell’arco di poche settimane, la sottopose ad accertamenti di vario tipo, che esclusero qualsiasi problematica cardiocircolatoria. Il cardiologo confermò la diagnosi del Pronto Soccorso, la tranquillizzò sul proprio stato di salute fisica e le suggerì di richiedere il parere di uno psicologo.

Clara iniziò ad accettare l’idea di aver avuto “solo” un attacco di panico, iniziò a leggere materiale informativo online ed effettivamente si riconosceva nelle descrizioni che leggeva. La sua vita proseguì tranquilla, con un solo attacco di panico alle spalle. Presto dimenticò quel brutto episodio e recuperò la tranquillità.

Un mese dopo, di nuovo la stessa sensazione “molto più forte dell’altra volta, davvero ero convinta di morire, è durato anche molto di più, ne sono sicura!”. Questa volta Clara era da sola in casa, stava preparando il pranzo per se stessa: suo figlio era a scuola e suo marito era in viaggio per lavoro. Riuscì a chiamare l’ambulanza e tornò al Pronto Soccorso. La diagnosi alla dimissione fu la stessa: “mi dissero – Signora lei è sana come un pesce, ha solo avuto un attacco di panico”. Il farmaco che le somministrarono la calmò quasi subito ma si sentì in colpa per essere ricorsa ai farmaci. Proprio lei, che sopporta anche i mal di testa più forti.

Da quel secondo attacco cambiò quasi tutto. Ogni mattina il primo mio pensiero era lì, sarei stata ancora male? E se dovesse capitare mentre sono al lavoro davanti a un cliente? E se la prossima volta non riuscissi a chiamare l’ambulanza? Faticavo a concentrarmi sia a casa che sul lavoro, ogni minimo sintomo era una tortura, mi vedevo già seduta per terra in lacrime e con una crisi in corso. Continuai così per diverse settimane, gli attacchi di panico si susseguivano giorno dopo giorno. Arrivai ad averne 5 in una sola giornata ma pensavo di farcela da sola, dovevo solo non pensarci ed imparare ad essere più tranquilla. Mio marito mi sosteneva tanto, ma sentivo di creargli molti problemi. Spesso lo supplicavo di restare in casa nel weekend, dicevo di essere stanca..in realtà l’idea di sentirmi male a diversi chilometri di distanza mi terrorizzava, puntualmente infatti, mi sentivo male in casa.”

Un giorno in negozio venne a trovarmi un’amica che non vedevo da tanto tempo. Dopo il nostro incontro andai a prendere mio figlio a scuola, probabilmente con il sorriso sulle labbra. Mi corse incontro e mi disse – Che bello mamma! Oggi sei felice! – Sorrisi, ma dentro mi sentivo morire.. una pugnalata dritta al cuore. Anche lui si era accorto del grande caos che avevo in testa in quel periodo.. chissà da quanto tempo aspettava un mio sorriso, lo sto rovinando, così piccolo deve farsi carico della mia pazzia”.

Poche ore dopo quell’episodio, Clara mi chiamò e fissò un appuntamento nel mio studio..

Continua..


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L'autore - Valentina Lombardi



Valentina Lombardi (Saronno, 1986). Psicologa ad indirizzo clinico e dell’età evolutiva. Specializzanda in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso la scuola ASIPSE di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in valutazione, diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed è applicatrice del Metodo Feuerstein PAS Standard. Come libera professionista si occupa principalmente di consulenza psicologica ad adulti, adolescenti e bambini, DSA e difficoltà scolastiche, potenziamento cognitivo, problemi comportamentali ed emotivi, ansia, depressione, e addestramento al rilassamento.     Seguila su Facebook, Twitter e Google+

Valentina Lombardi ha pubblicato 30 articoli su GocceDiPsicologia