Dalla pelle al pensiero: un approccio somatopsichico 2


I confini corporei rappresentano i confini della psiche, la pelle ne è l’involucro, la membrana limitante e il suo versante fenomenico, verso il quale si indirizza il primo accudimento materno.

E’ proprio questo, infatti, che il pediatra americano Thomas Berry Brazelton (1918- ) definisce “involucro di maternage1 a facilitare l’integrazione psiche-soma del bambino, permettendogli di prendere contatto col mondo in modo protetto e sicuro, poiché le parti della sua personalità, disgregate e percepite come prive di legami reciproci, sono delimitate, contenute, integrate da questa sorta di “involucro” del quale il bambino acquista una concreta rappresentazione attraverso ciò che sperimenta sul piano sensoriale- la pelle e le sensazioni tattili derivanti dalle cure materne da essa trasmesse- traendo conferma della propria esistenza e della continuità dei propri confini.

Si struttura in questo modo quella che, nel 1968, la psicoanalista polacca Esther Bick (1902-1983) ha chiamato “pelle psichica”,2 data dall’identificazione e introiezione delle cure materne, capaci di contenere le componenti della personalità del bambino, come la pelle contiene quelle del corpo.

Ricerche precedenti avevano già dato un’importanza fondamentale all’esperienza di contatto nello sviluppo psicofisico del bambino.

Nel 1959 Harlow e Zimmerman dimostrarono che cuccioli di scimmie con a disposizione due simulacri di madre- uno metallico ma che forniva loro latte, e uno di pelo ma non nutritivo- preferivano il contatto con quest’ultimo per riceverne positive esperienze di contenimento e si avvicinavano a quello metallico solo per saziarsi.3

Da qui lo psicoanalista britannico John Bowlby (1907- 1990) prese spunto per sostenere che il bonding, la predisposizione a stabilire subito dopo la nascita un legame privilegiato, non solo legato alla nutrizione, porta all’instaurarsi di un legame di attaccamento indispensabile per uno sviluppo psicofisico ottimale del bambino.

Lo psicoanalista inglese Donald Woods Winnicot (1896-1971) sostiene che tre aspetti della cura del bambino corrispondono a “tre fenomeni fondamentali di crescita dell’Io”:

  • holding: tenere in braccio il bambino, sostenerlo, proteggerlo favoriscono l’integrazione dell’Io, attraverso fasi via via più evolute (Io VS non-me; interazione con il non- me, da cui sono riconosciuto,4nascita psicosomatica);
  • handling: l’essere accudito, toccato, manipolato dalla madre in modo da poter “sentire” il proprio corpo, sperimentare sensazioni di vario tipo, che facilitano la consapevolezza di sé corpo-persona e la personalizzazione, ossia il legame tra corpo e psiche, come unità delimitata dalla pelle;
  • presenting object: il primo legame affettivo si costituisce proprio grazie alla soddisfazione del bisogno di contatto e di calore che il bambino sperimenta all’inizio della sua vita.

Grazie a queste prime appaganti e rassicuranti esperienze di contatto tra il corpo del bambino e quello della madre, l’Io fondamentalmente somatico inizia ad assumere una struttura che è sempre più psichica, ma che trova ancora nella dimensione somatica la sua base.

L’Io-pelle è il contenitore somato-psichico di quanto il bambino ha sperimentato nel contatto con la madre: “Il Sé riproduce, rispetto all’Io, la relazione contenente/contenuto esercitata dalla madre nei confronti delle emozioni e fantasmi del bambino.5

Aver interiorizzato la funzione di contenimento, l’esperienza dell’essere (man)tenuti, significa aver imparato a prendersi cura di sé, a proteggersi, perché si è diventati responsabili e autonomi. Ciò presuppone la capacità di ascoltarsi, di essere in contatto con se stessi, di sentire le proprie emozioni, di accogliere cioè i messaggi che provengono dall’interno, avendo imparato a dare loro importanza e attenzione. Si stabiliscono nuovi contatti tra la mente e il corpo, si creano vie nervose nuove, in un dialogo con se stessi reso possibile dal riconoscimento dei confini, e quindi dal riconoscimento della differenza tra Sé e il mondo esterno (Sé-altro) e, nello stesso tempo, tra le parti di sé (dello psiche-soma) che si sono attivate e che ora possono stare insieme. Ognuna con la sua funzione, possono formare un’unità, non essendo più vulnerabili: la relazione consente l’individuazione, la differenziazione permette il dialogo, “l’Io-pelle fonda la possibilità stessa del pensiero.”6

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1T.B. Brazelton, S.I. Greenspan, I bisogni irrinunciabili dei bambini, Milano, Cortina, 2003.

2Ibidem.

3Vedi H.F. Harlow, R.R. Zimmerman, Affectional responses in the infant monkey, in P. Di Blasio, Contesti relazionali e processi di sviluppo., Milano, Cortina, 1959.

4 Si veda la reverie di Bion.

5Ibidem.

6Ibidem.


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L'autore - Daniela Nebuloni



Daniela Nebuloni è pedagogista, insegnante, insegnante di massaggio infantile AIMI e formatrice. Si occupa di sostegno alla genitorialità, formazione e supervisione per docenti ed educatori, anche in collaboraziome con l'Università di Milano Bicocca.

Daniela Nebuloni ha pubblicato 3 articoli su GocceDiPsicologia


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