Dalla pelle all’amore: il massaggio nello sviluppo psichico


“La parola chiave è CONTATTO: deriva dal latino cum (con) e tactum (toccato, ma anche tatto). Sebbene il tatto non sia di per sé un fatto emotivo, i suoi elementi sensoriali inducono quei cambiamenti neurali, ghiandolari e muscolari e mentali che chiamiamo complessivamente sentimento. Per cui il tatto non è sentito come una semplice modalità fisica, come sensazione, ma, affettivamente, come sentimento” Ashley Montagu.

Quanto scritto sopra, rispetto all’origine fisiologica e relazionale della mente ci consente di comprendere appieno l’importanza di un buon attaccamento e del contatto corporeo nello sviluppo di una personalità ben integrata:

Le basi della salute mentale dell’individuo, intesa come libertà dalla psicosi o dalla tendenza alla psicosi vengono poste da queste cure materne.” Un buon attaccamento è fondamentale perché il bambino interiorizzi la propria madre come una “base sicura” alla quale far riferimento e “ritorno” (fisico o metaforico) durante le tappe del suo percorso di crescita. Tra i fattori che favoriscono il processo di attaccamento rientrano il contatto visivo e corporeo, la vocalizzazione, l’odorato. Questi elementi sono fortemente presenti e stimolati nel massaggio: La qualità del bonding e dell’attaccamento, definendo l’esperienza che verrà introiettata, influenzano anche le modalità relazionali e gli stili comportamentali del bambino (tonicità, fisicità, torpidità) e quindi hanno un grande peso nella formazione della personalità individuale. Le positive esperienze di contatto vengono interiorizzate dal bambino e questo gli dà la percezione della sua identità e contiene i suoi movimenti ancora involontari: quando il piccolo non riesce a controllare l’agitazione psicomotoria, un abbraccio che lo contenga e gli restituisca la sensazione della protezione dell’ambiente intrauterino riesce a calmarlo e a fargli sentire che la sua ansia è recepita e controllata da un contenitore valido e capace.

Il massaggio assicura al bambino una continuità con le sensazioni cutanee vissute durante la vita intrauterina e al momento del parto, sollecitazioni volte ad attivare le funzioni corporee post natali, grazie alla stimolazione dei nervi sensoriali della pelle e agli impulsi da questi condotti al sistema nervoso centrale e, attraverso quello autonomo, agli organi che esso innerva.

L’antropologo inglese Ashley Montagu (1905 –1999) illustra, grazie ad una serie di studi condotti sul mondo animale, quanto la stimolazione cutanea sia fondamentale per un sano sviluppo. L’etologia dimostra che le madri dei mammiferi dopo il parto lecchino a lungo e lentamente, i loro cuccioli: questo sollecita il funzionamento degli organi e degli apparati dei piccoli, tant’è che, quando manca uno strofinamento protratto, il cucciolo solitamente muore. Allo stesso modo, dagli studi di Bowlby e soprattutto di Renè Spitz (1887-1974) sugli effetti di un mancato attaccamento o di una separazione precoce dalla madre emerge che nei bambini deprivati è possibile che si manifestino rallentamenti evolutivi, diminuzioni nel valore di quoziente intellettivo (rapporto tra età mentale ed età cronologica), segnali di disadattamento, fino ad arrivare alla depressione anaclitica.

Il ginecoloco francese Frédérick Leboyer (1918) mette in evidenza che per sopravvivere e crescere il bambino ha bisogno di essere toccato, accarezzato, abbracciato: “Per i bambini piccoli essere portati in braccio, cullati, accarezzati, massaggiati, sono tutti nutrimenti indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più“.

Il piacere del contatto corporeo permette di instaurare un rapporto affettivo, di progressiva comunicazione ed empatia, poiché gratifica e soddisfa sia il bimbo che la madre, che “nasce” con lui attraverso una progressiva “sensibilizzazione”. Infatti, l’apparato tattile percepisce solo per contatto diretto tra la pelle e l’altro e, contrariamente alla vista e all’udito, non ammette mediatori, né “trasferimenti”: il tatto funziona solo qui e ora, tanto che non si può separare il tatto come sensazione dalla relazione che lo causa.

Questa sua potente caratteristica relazionale ricorda l’intimità, l’esclusività, lo stretto rapporto di sintonia, di “reciproca danza” che si instaura durante il massaggio, se la madre sa stare nel “qui ed ora” e mettersi in profondo contatto con il suo bambino, instaurando una comunicazione profonda: il medico spagnolo Rof Carballo (1905 – 1994) afferma che “il contatto delle mani della madre con la pelle del bambino è uno degli atteggiamenti, forse il più importante, attraverso il quale il “cervello interno” materno si collega con il cervello interno infantile”.

“E’ attraverso la pelle che diventiamo degli esseri in grado di amare, non s’impara ad amare sui libri, ma essendo amati”. Ashley Montagu

 
 

Bibliografia

- Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente, Milano, Armando, 1976
- Montagu, Il linguaggio della pelle. Il senso del tatto nello sviluppo fisico e comportamentale del bambino, Baiso, Verdechiaro, 2012.
- Leboyer, SHANTALA. L’arte del massaggio indiano per far crescere i bambini felici, Milano, Sonzogno, 1990.
- N. Stern, N. Bruschweiler-Stern, A. Freeland, Nascita di una madre. Come l’esperienza della maternità cambia una donna, Milano, Mondadori, 2000.


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L'autore - Daniela Nebuloni



Daniela Nebuloni è pedagogista, insegnante, insegnante di massaggio infantile AIMI e formatrice. Si occupa di sostegno alla genitorialità, formazione e supervisione per docenti ed educatori, anche in collaboraziome con l'Università di Milano Bicocca.

Daniela Nebuloni ha pubblicato 3 articoli su GocceDiPsicologia


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