“Dipende” dalla dipendenza


La parola “dipendenza” rimanda a qualcosa di negativo e di pericolo, qualcosa che attira le persone e rende poi schiave. E’ una condizione dovuta all’incontro di un individuo con una sostanza tossica, che causa comportamenti e reazioni particolari, come la ricerca compulsiva di tale sostanza, per evitare il malessere che l’individuo avverte quando non assume tale sostanza. Generalmente si parla di dipendenza da sostanza, ad esempio le droghe o l’alcool, ma negli ultimi anni sono nate molte forme di dipendenze differenti, che prendono il nome di Nuove Dipendenze. Si tratta di forme in cui non si assume nessuna sostanza ma l’oggetto della dipendenza è un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata, di cui si fa un uso anormale. Proprio il fatto che riguardino oggetti di uso comune o comportamenti socialmente accettati, rende difficile il riconoscimento di questo Disturbo.

- La dipendenza da gioco d’azzardo: il gioco è un’attività molto importante per la crescita dei bambini poiché permette loro di sperimentare, ed è una componente essenziale anche nella vita degli adulti: pensiamo ai giochi sportivi, ai giochi amorosi, ai giochi di prestigio, giochi di ruolo e quindi anche giochi d’azzardo. Una persona con Dipendenza da Gioco d’Azzardo però è eccessivamente coinvolto nel gioco d’azzardo, è ossessionato dalla ricerca di soldi per giocare; mostra un umore altalenante, spesso legato all’esito del gioco, nasconde quest’attività ai familiari, a cui vengono chieste forte somme di denaro, trascura lavoro e vita sociale. Attualmente si può giocare in luoghi comuni come i bar, nelle ricevitorie e comodamente a casa nostra, basta disporre di un collegamento ad internet e di una carta di credito; la nostra infatti è l’epoca delle nuove lotterie come il SuperEnalotto e dei videopocker, macchinette che simulano il gioco del pocker ma in cui non si sfida nessun avversario reale.

- La Dipendenza da Shopping: le caratteristiche principali di questo disturbo sono l’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto, una tensione crescente, alleviata solo comprando, finalizzata al piacere e alla gratificazione. Si tratta spesso di acquisti fatti anche al di sopra delle proprie possibilità economiche; inoltre vengono comprati oggetti spesso inutili, che, poco dopo l’acquisto, vengono gettati via o dimenticati, per questo una volta concluso lo shopping la persona avverte spesso sentimenti di colpa e vergogna. L’impulso a comprare causa stress marcato, richiede molto tempo e comporta problemi sociali, lavorativi ma anche conflitti familiari e coniugale, nonchè gravi problemi finanziari. L’80% delle persone colpite è di sesso femminile, specialmente di giovane età, che acquistano nella maggior parte dei casi vestiti, scarpe, gioielli e cosmetici.

-  La Dipendenza da Sesso: nella nostra cultura il sesso è socialmente accettato e incoraggiato dall’abbondanza di immagini e provocazioni a sfondo sessuale, quindi diventa difficile distinguere tra una sessualità normale e una sessualità disturbata. Si parla di Dipendenza da Sesso quando una persona avverte un bisogno incontrollato di avere rapporti sessuali con persone diverse, senza coinvolgimento emotivo e senza che si crei un’intimità con il partner che considerato solo un oggetto da utilizzare. Oltre ai danni psicologi sono molto pericolose le malattie veneree che si possono contrarre con un comportamento del genere.

- La Dipendenza da Lavoro: viene definita “la dipendenza ben vestita” in quanto è un fenomeno non riconosciuto dalla società perché proprio la società moderna incoraggia e loda l’individuo che dedica tutta la sua vita al lavoro e  riceve da questa potere, prestigio e denaro. Lo stile di vita di una persona dipendente da lavoro ha conseguenze nella sfera familiare: spesso i figli percepiscono il genitore come un estraneo, si sentono abbandonati ed è stato dimostrato che sono più esposti degli altri a sviluppare una forma di dipendenza o un disturbo psichiatrico. Il tempo libero nel work-addict, come per esempio il fine settimana, provoca stress, egli non vede l’ora di tornare al lavoro.

 - La Dipendenza da Videogiochi: oggi molte forme sane e socializzanti di gioco sono state sostituite dai videogiochi, che sono in grado di appassionare un pubblico sempre più vasto e di qualsiasi sesso ed età. Chi è dipendente dai videogiochi (per lo più giovani) però ne fa uso per un tempo troppo lungo, ha uno stile di vita sedentario, è socialmente isolato in quanto non vuole uscire di casa ma restare a giocare. Aspetto tipico delle varie forme della dipendenza da videogioco, è la sfida che si viene a creare tra l’uomo e la macchina: il soggetto vuole dimostrare di valere di più, anche più del computer stesso. Inoltre i giochi propongono scenari che hanno un impatto emotivo molto forte: si assiste alla manifestazione di aggressività e violenza, si compiono o si osservano  comportamenti inaccettabili dal punto di vista etico-morale (aggressioni, furti, stupri, omicidi). E’ ipotizzabile che situazioni di questo tipo abbiano ripercussioni a livello psichico e comportamentale su soggetti vulnerabili come è gli adolescenti. Alcuni consigli utili per scongiurare tale disturbo sono: non permettere ai bambini di giocare per più di un’ora, effettuare delle brevi e frequenti pause per far riposare la vista e distrarre la mente. Il consiglio più importante è che le regole di gestione siano prese dai genitori e che quest’ultimi supervisionino sempre il gioco dei propri figli.

- La Dipendenza da Televisione: è frutto di un consumo abnorme di televisione, strumento nato in realtà con un fine informativo e ricreativo. La persona con tale disturbo può guardare per un tempo molto lungo la televisione, indipendentemente dal programma, oppure fissare le immagini sullo schermo in modo anormale, cioè come ipnotizzati, senza capire ciò che si sta osservando. La teledipendenza si sviluppa in modo graduale, spesso subdolo e difficilmente riconoscibile, andando a scapito della vita, della comunicazione socio-familiare e perfino del livello intellettuale ed affettivo del soggetto. Inoltre colpisce tutte le fasce di età, ma i soggetti maggiormente a rischio sono i bambini, spesso “parcheggiati” dalla la televisione dai genitori o dalla babysitter, ma anche le persone sole come gli anziani che usano la televisione per compagnia.

- La Dipendenza da Internet: Internet è una tecnologia che nasce con lo scopo di migliorare la vita delle persone sotto vari aspetti, eppure rappresenta anche un pericolo per chi non ne sa usufruire in maniera adeguata. E’ stato dimostrato che un uso eccessivo di Internet porta progressivamente all’alterazione della normale vita di un individuo, che viene assorbito totalmente dalla sua esistenza virtuale, rimanendo così “agganciato” alla rete. La vita del soggetto dipendente da Internet ruota solo interno ad esso: il computer resta acceso tutto il giorno e anche di notte, possibilmente vicino al letto del soggetto così che, durante le poche ore di sonno che si concede, riesce comunque ad ascoltare un suono che gli comunichi l’arrivo di un nuovo messaggio e-mail o in altre caselle personali; appena sveglio il soggetto controlla le e-mail come prima cosa, finendo spesso per fare tardi a lavoro se coinvolti in una “chiacchierata” in chat. I pasti perdono importanza, in quanto sono solo qualcosa che distoglie l’attenzione del computer, quindi i soggetti si riducono ad un’alimentazione molto irregolare e insana, che comprende il consumo di ciò che capita a portata di mano dal frigo; le relazione sociali vengono trascurate, anche quando si tratta dei figli o del partner. Perfino l’igiene personale viene poco curata, con conseguenti problemi fisici. Nonostante l’immagine di trascuratezza che si ricava queste persone, poco funzionanti nella vita reale, sono bel adattate alla vita virtuale e dichiarano di avere molti amici su internet, di tenere molto alla propria  “immagine” e di essere molto soddisfatti delle relazioni che instaurano, relazioni dalle quali sostengono di ricevere anche affetto, nonostante manchi completamente il contatto.


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia


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