Disfagico…. chi?!


La parola disfagia indica una qualsiasi difficoltà nella deglutizione. La disfagia non è una patologia, una malattia, bensì è un sintomo di qualcosa che non va.

Per una persona perfettamente sana, deglutire è un atto assolutamente semplice e di facile esecuzione. Questo avviene perché solo la prima parte della deglutizione (quella in cui si inserisce il cibo e lo si modifica in bocca) è regolata dalla nostra volontà, tutto ciò che segue è un riflesso di cui non siamo consapevoli.

Quando insorge una problematica che porta alla disfagia, l’atto del deglutire appare doloroso o faticoso e pericoloso. Quindi è necessario mettere in atto dei semplici consigli affinché il dolore, la fatica e la pericolosità possano portare ad ulteriori conseguenze: prime fra tutti la malnutrizione e la disidratazione.
 
 
Come capire che è presente una difficoltà nella deglutizione?

Ci sono dei campanelli d’allarme a cui va rivolta particolare attenzione:

  • Comparsa di tosse durante il pasto

  • Fuoriuscita di cibo dal naso durante il pasto

  • Cambiamento della voce dopo aver assunto del cibo

  • Eccessiva produzione di saliva

  • Febbre nelle ore pomeridiane

  • Perdita di peso involontaria

Se voi o un vostro familiare riconoscete questi sintomi e li avvertite in maniera ricorrente, ma non siete mai stati definiti disfagici e non siete in trattamento presso una logopedista, recatevi dal vostro medico curante che saprà indicarvi la giusta strada da intraprendere per trattare al meglio la situazione.

Se invece presentate già un quadro di disfagia potete parlare con il professionista che si sta prendendo cura di voi a proposito del peggioramento dei sintomi o della comparsa di sintomi nuovi.

 

Cosa fare?

Di seguito sono riportati i più comuni consigli da seguire quando si è o si ha a che fare con una persona disfagica. Sono poche regole che a volte sembrano banali, ma non lo sono, perché possono migliorare di molto la qualità della vita della persona malata e di chi la assiste.

La postura è sempre importante, ma lo è ancor di più nei casi di disfagia. Quando ci si accinge ad assumere del cibo è necessario essere seduti ben dritti, con il sedere e la schiena ben appoggiati allo schienale della sedia, o della carrozzina o del letto. Gli avambracci devono essere appoggiati sui braccioli o sul tavolo. Spesso quando è presente disfagia al paziente viene consigliato di mantenere una particolare posizione con il capo durante il pasto. Questo perché queste particolari posizioni del capo, chiamate posture di compenso, facilitano il passaggio del bolo alimentare e riducono la possibilità che il cibo entri nelle vie aeree causando gravi complicazioni infiammatorie. Solitamente le due strategie più comunemente consigliate sono: il capo flesso anteriormente e il capo completamente esteso. Se vi è stato consigliato di far assumere al vostro familiare la posizione a capo flesso anteriormente, potete aiutarlo chiedendogli di guardare i propri piedi e facendogli così portare il mento verso il petto. Se invece vi è stato consigliato di far assumere la posizione a capo esteso, si può suggerire alla persona di guardare in alto, mantenendo però il tronco e la schiena dritti.

Poiché è molto frequente che la persona disfagica si stanchi in fretta durante il pasto, non somministrate il cibo forzandone l’assunzione, rispettate i tempi del vostro assistito e se necessario somministrate molti spuntini brevi piuttosto che dei pasti abbondanti!

Quando imboccate il vostro familiare o quando lo assistete al pasto fate si che introduca dei bocconi di piccole dimensioni, e assicuratevi che abbia già deglutito il boccone precedente prima di inserirne uno nuovo!

Cercate di non parlare durante il pasto, soprattutto non fate domande e non accendete la tv, sono tutti fattori che distraggono la persona disfagica da un compito, quello di deglutire, che per lui è molto impegnativo!

Per l’alimentazione di una persona disfagica bisogna fare particolare attenzione a quali cibi si possono somministrare senza incorrere in situazioni rischiose.

Il cibo deve essere compatto, ossia deve presentare una consistenza che sia simile ad una crema, all’incirca si può considerare una consistenza corretta quella che può essere riconosciuta simile ad una densità che va da quella dello yogurt a quella del budino. Per ottenere la corretta consistenza utile alla somministrazione del pasto ad una persona disfagica è necessario frullare i cibi o aggiungere dell’addensante. Gli addensanti vengono utilizzati per i liquidi che devono essere resi più gelatinosi per poter essere assunti. Sono acquistabili in farmacia (sono artificiali e possono essere utilizzati sia a caldo che a freddo) oppure possono essere sostituiti da fecola di patate che può essere aggiunta scaldando il liquido. Per i cibi solidi è necessario l’uso del frullatore che sminuzza i cibi e aggiungendo brodo, acqua, latte o panna si può ottenere la giusta consistenza che può assumere una persona con problemi di disfagia.

Ricordiamoci che il cibo non è solo qualcosa che si mangia, ma è un ottimo pretesto per stare in compagnia, per condividere dei momenti e per vivere un momento in serenità. Non lasciate che la disfagia rovini tutto questo! Rispettare dei semplici consigli non vi impedisce di vivere il momento del pasto come un momento di condivisione e di gioia, quindi siate creativi, e non dimenticate che il cibo è fatto di colori e profumi!

 
 


Condividi questo articolo

 
     

L'autore - Michela Rota





Michela Rota ha pubblicato 8 articoli su GocceDiPsicologia


Tag:,