Favole: metafore di vita! L’importanza di dare e ricevere amore per creare buone relazioni. Parte 1/3


Riporto una favola per tutti grandi e piccini, per i genitori può essere  una favola nuova da raccontare ai propri figli a scopo educativo. Questa favola è una  metafora e illustra in modo semplice  il bisogno universale e umano di contatto e di riconoscimento. E’ stata pubblicata per la prima volta nel 1970 da Claude Steiner, uno dei primi analisti transazionali.

Ve la ripropongo divisa in due parti poiché è piuttosto lunga, integrerò un terzo capitolo nel quale spiegherò il significato della favola.

 

LA FAVOLA DEI CALDOMORBIDI PARTE 1°

C’era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ve n’erano due che avevano per nome Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco.

Per poter comprendere quanto erano felici dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in quel tempo e in quel luogo.

Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo nasceva trovava nella sua culla, posto vicino a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido. E quando il bambino infilava la sua manina nel sacchetto, poteva sempre estrarne un… “caldomorbido”.

I caldomorbidi in quel tempo erano molto diffusi e richiesti perché in qualunque momento una persona ne sentisse il bisogno poteva prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida a lungo.

Se per qualche motivo la gente non avesse preso con una certa regolarità dei caldomorbidi, avrebbe corso il rischio di sviluppare dentro una strana e rara malattia. Era una malattia che partiva dalla spina dorsale e che lentamente portava la persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.

In quei giorni era molto facile avere dei caldomorbidi e si incontrava sempre qualcuno che ne chiedeva e qualcuno che ne dava volentieri. Quando uno, cercando nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido, questo aveva la dimensione di un piccolo pugno di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito, vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.

E quando veniva posto sulla spalla di una persona, o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato, piano piano si scioglieva, entrava nella pelle, e permetteva subito alla persona di sentirsi bene e a lungo.

La gente in quel tempo si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente erano sempre gratis ed averne a sufficienza non era mai un problema.

Come dicevamo poc’anzi, con tutta questa abbondanza di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici e contenti, caldi e morbidi, la maggior parte del tempo.

Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva da quelle parti si arrabbiò, perché, essendo così tutti felici e contenti, nessuno comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.

A questo punto la strega, che era molto intelligente, studiò un piano diabolico.

In una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava serena in un prato coi bambini, avvicinò Luca e gli sussurrò all’orecchio:

“Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa. Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi che a lungo andare non ne rimanga più nessuno per te”.

Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò verso la strega e disse:

“Intendi dire che può darsi che non troveremo più un caldomorbido nel nostro sacchetto tutte le volte che lo cercheremo?”.

E la strega rispose: “No, assolutamente no. Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne avrai assolutamente più”.

Detto questo volò via sghignazzando fra sé.

Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la strega e da quel momento cominciò ad osservare e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava caldomorbidi a qualcun altro.

Da quel momento cominciò ad essere timoroso e turbato perché gli piacevano i caldomorbidi di Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava pure che Vera non facesse una cosa buona dando tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre persone.

Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte che vedeva Vera dare un caldomorbido a qualcun altro. E poiché Vera gli voleva molto bene, essa smise dì dare così spesso caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per lui.

I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi a chiunque ed in qualsiasi momento venissero richiesti o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi nemmeno accorgersene, diventarono sempre più timorosi di perdere qualcosa.

Così anch’essi divennero più esigenti. Tennero d’occhio i loro genitori e quando vedevano che uno di loro dava un caldomorbido all’altro anche loro impararono ad intristirsi. E così anche i loro genitori se ne davano sempre di meno e di nascosto perché così pensavano che non li avrebbero fatti soffrire.

Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti, ben presto queste paure si sparsero in tutto il paese e sempre meno ci si scambiava caldomorbidi.

Nonostante ciò le persone potevano comunque sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono a cercare sempre meno, diventando intanto sempre più avari.

Presto la gente cominciò a sentire mancanza di caldomorbidi e iniziò così a sentire meno caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò ad incurvarsi e ad appassire e talvolta la gente persino moriva. Quella malattia, dovuta alla mancanza dì caldomorbidi, che prima della venuta della strega era molto rara, ora colpiva sempre più spesso.

E sempre più la gente andava ora dalla strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante ciò, non aveva l’aria di star meglio.

[...]

(Claude Steiner 1970)


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L'autore - Serena Mottura



Serena Mottura (Gallarate, 1984) Psicologa, Specializzanda in Analisi Transazionale presso il Centro Berne di Milano. Ho conseguito la laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ho conseguito presso la stessa Università il Master in Sport e Managment Psicosociale; sono Applicatrice Feuerstein PAS Standard e Basic. Oltre a collaborare con strutture pubbliche (CPS, SerT) ricevo come libera professionista occupandomi di consulenza e sostegno psicologico per adulti ed adolescenti, sostegno alla genitorialità, potenziamento cognitivo. Ho organizzato incontri di formazione per società sportive ed allenatori.

Serena Mottura ha pubblicato 7 articoli su GocceDiPsicologia


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