Favole: metafore di vita! L’importanza di dare e ricevere amore per creare buone relazioni. Parte 3/3


“La favola dei caldo morbidi” corrisponde ad una  metafora del bisogno di ciascun essere umano di contatto e riconoscimento. Questa favola pone la relazione alla base e fonte di linfa vitale per lo sviluppo della identità personale di ogni uomo. Attraverso questa favola l’autore sviluppa il concetto di carezze intese come unità di riconoscimento, un gesto di qualcuno (genitori, fratelli ecc) verso qualcun altro (figlio, fratello ecc). Senza carezze non c’è vita, il primo bisogno di ogni persona, in particolare di un neonato è il bisogno di esistere; egli per sapere che esiste ha bisogno di contatto, di cure da parte della madre ed è proprio in questo scambio tra il corpo del bambino ed il corpo della madre che si va a costituire l’esperienza relazionale primarie. La disponibilità del partner relazionale al contatto, la qualità, i modi, la variabilità e l’intensità del contatto sono fondamento dell’esperienza relazionale e nella crescita degli uomini.

La stessa etimologia della parola “ carezza”, in inglese “stroke”, rimanda proprio ad un gesto di contatto radicato nel corpo e alla reciprocità relazionale. Le carezze però sono molto di più di un contatto, esse sono indispensabile per dare forma ed alimentare la maturazione dell’Io nel qui ed ora con l’altro e attraverso l’altro, in un rapporto di scambio.

I caldo morbidi rappresentano i riconoscimenti, la vicinanza e l’intimità, che ad un certo punto vengono scambiati dalla strega con i freddo ruvidi che tengono a distanza e che sono alimentati da isolamento e paura. La strega sta a rappresentare tutte le pressioni sociali alle quali siamo sottoposti e che spingono verso una riduzione o addirittura un annullamento di espressione libera dei bisogni individuali e delle emozioni. Viene a delinearsi quindi il concetto di una economia riduttiva che è opposta alla economia moltiplicativa propria del libero scambio di caldomorbidi. Essa è l’Economia di carezze che si esprime in cinque leggi:

  1. Non dare carezze quando ne hai da dare;
  2.  Non chiedere carezze quando ne hai bisogno;
  3. Non accettare carezze se le vuoi;
  4. Non rifiutare carezze se non le vuoi;
  5. Non dare carezze a te stesso;

Seguendo questa economia restrittiva, nella Favola, che provoca una notevole riduzione o addirittura assenza di carezze vediamo che gli uomini iniziano a soffrire e tale sofferenza fa “appassire la spina dorsale”. Tale malessere è visibile anche nella quotidianità in alcune situazioni patologiche spesso causate da una notevole deprivazione di cure materne nell’infanzia.

I caldo morbidi ed i freddo ruvidi nella favola sono contrapposti, e mantengono un forte potere evocativo di esperienze sensoriali primarie collegate da un lato al piacere e al senso di sicurezza, dall’altro a un senso di lontananza e di deprivazione affettiva.

Vediamo  che i freddo ruvidi nella storia, possono essere intesi come surrogati creati ed utilizzati soddisfare dei propri bisogni naturali. Il freddo ruvido quindi è la metafora della carezze negative. Anche queste ultime  sono dei riconoscimenti, che a modo loro, contribuiscono a dare senso alla vita. Eric Berne sosteneva che è meglio ricevere una carezza negativa piuttosto che nessuna carezza. Si pensi ad esempio a molti casi  di bambini che tendono ad essere aggressivi o ad attirare le attenzioni su di sé agendo in modo spesso non adeguato. L’intenzione è sempre positiva, essere visti! Scelgono purtroppo delle modalità non adeguate, ottenendo dei richiami, note o punizioni. Questo però è ciò che hanno imparato per poter essere visti e sapere che esistono per gli altri. Accanto alle  carezze negative esistono anche le carezze di plastica, che nella favola sono i freddo ruvidi camuffati, sono tutti quei riconoscimenti finti, ovvero carezze apparentemente positive, ma fatte per convenienza o compiacenza. In queste situazioni l’aspetto non verbale della comunicazione tradisce l’intento di chi offre la carezza creando confusione e disagio: ad esempio un complimento fatto da un collega, ma  detto con rabbia, oppure quando un genitore dice al proprio figlio entusiasta per un disegno: “bello! Anche se, se avessi colorato nei margini sarebbe venuto meglio”. Sono tutte situazioni nelle quali ci sembra ci stia arrivando un risconoscimento positivo, e invece arriva o cogliamo un elemento dissonante che non ci permette di essere sereni e soddisfatti. Introducendo quindi questi surrogati si va a interrompere la circolarità positiva e si instaura una circolarità negativa.

Verso la fine però si denota una certa speranza perché i bambini che nella storia, come nella realtà, rappresentano la parte di noi  più genuina sono meno compromessi, rispetto agli adulti, dalle paure e dalle convenienze ed è possibile fidarci di loro.

Sarà infine “una giovane donna dai fianchi larghi” che attira prima tra tutti proprio i bambini i quali sono pronti ad accogliere e a dare i caldo morbidi, attraverso questa immagine la donna da l’esempio di una relazione genuina  e da il permesso di poter scambiare di nuovo i Caldomorbidi.

Verso la fine è visibile un recupero di positività ed un invito a ripartire  sé stessi senza pretendere che siano gli altri a dare. Dare è piacevole tanto quanto ricevere e favorisce il ritorno ad una circolarità positiva.

In conclusione è possibile cambiare il nostro modo di dare carezze partendo da una maggiore consapevolezza delle nostre insoddisfazioni. È indispensabile imparare ad esprimere i sentimenti che proviamo in conseguenza alle azioni altrui, non come accusa, ma come vissuto proprio, personale, in questo modo sarà possibile creare un clima favorevole allo scambio di carezze.

Se pensiamo che ci mancano le carezze iniziamo a farle, prima di tutto a noi stessi e poi agli altri.

Bibliografia

- Ligabue S., “La favola dei caldo morbidi recensione”, in “Intersoggettività. Processi di attaccamento”, n°50/2008, Quaderni di Psicologia Analisi Transazionale e scienze umane.

- Magrograssi G., “Le carezze come nutrimento. I gesti e le parole che ci fanno stare bene”, Baldini Castoldi Dalai, 2003, Milano.

- Steiner Claude, “La favola dei caldomorbidi”, Artebambini, 2009.

- Sutera R., “L’analisi Transazionale. L’esposizione di una teoria delle relazioni umane”, Edizioni Unicopoli, 2006, Milano.


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L'autore - Serena Mottura



Serena Mottura (Gallarate, 1984) Psicologa, Specializzanda in Analisi Transazionale presso il Centro Berne di Milano. Ho conseguito la laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ho conseguito presso la stessa Università il Master in Sport e Managment Psicosociale; sono Applicatrice Feuerstein PAS Standard e Basic. Oltre a collaborare con strutture pubbliche (CPS, SerT) ricevo come libera professionista occupandomi di consulenza e sostegno psicologico per adulti ed adolescenti, sostegno alla genitorialità, potenziamento cognitivo. Ho organizzato incontri di formazione per società sportive ed allenatori.

Serena Mottura ha pubblicato 7 articoli su GocceDiPsicologia


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