Feuerstein insegna..


Il metodo proposto da Reuven Feuerstein è un intervento di tipo qualitativo che aiuta bambini e ragazzi ad imparare avvalendosi di strumenti specifici, ed è finalizzato a creare flessibilità e cambiamento nelle modalità di e ragionamento.

Ciò che offre è innanzitutto una metodologia d’insegnamento, lungi dalla classica lezione frontale; esso si occupa del processo, ovvero del come si arriva ad introiettare conoscenze, piuttosto che del risultato e dei contenuti. Secondo il Professor Feuerstein, e in una prospettiva che anche noi condividiamo, “educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco“: il senso è non limitarsi a passare concetti a discapito di strategie e processi di apprendimento.

Un insegnante diventa quindi il mediatore dell’apprendimento e deve far arrivare gradualmente l’allievo a trovare da solo le soluzioni e ad auto correggersi. di conseguenza egli dovrebbe domandarsi come possa aiutare gli alunni ad interiorizzare i concetti, rendendo la lezione piacevole, stimolante per far sì che loro la ritengano utile ed interessante.

Arrivo al punto: meno didattica e più educativa. Bisogna partire dal creare motivazione ad apprendere, mirando a far comprendere veramente il senso di ogni momento.

Alla luce di questo appare efficace lavorare con i ragazzi sui termini, ad esempio “scuola” e “compiti”, magari attraverso un brainstorming che rispecchi quello che tali cose rappresentano per ciascun alunno. Ovviamente poi è necessario fare una sintesi ed un punto, a modo di discussione in grande gruppo, su quanto emerso. Si potrebbe anche giungere alla conclusione che il termine “compiti”vada stretto e quindi decidere di modificarlo (magari pensandolo come un’occasione per imparare cose nuove).

Quando evitiamo di capire quale significato abbia per l’alunno ciò che vive e sente, il momento dedicato all’apprendimento si riduce ad un mero dovere che rischia di diventare noioso, inutile o poco funzionare al reale arricchimento delle mie conoscenze.

Un’altra buona prassi è quella di “girare al positivo” le regole, per scardinare un sistema basato su dei “no” frustranti e che alla fine non dicono come ci si dovrebbe comportare, bensì solo ciò che non è giusto fare. Vietano, mettono un freno e non stimolano una reale crescita.

IN SINTESI COSA CI INSEGNA FEUERSTEIN…

- Iniziare dal motivare all’apprendimento, riconoscendo che senza interesse non ci sarà partecipazione, collaborazione ed alla fine apprendimento.

- Costruire la lezione insieme, a partire dai loro interessi, oltre che dai dubbi terminologici, ponendo domande ed offrendo stimoli continui.

- Modificare il modo d’insegnare, preferendo una modalità cooperativa ed interattiva rispetto ad una lezione fontale, di racconto o lettura delle nozioni.

- Attribuire insieme significato a tutti i termini, a ciascun concetto, ad ogni situazione ed emozione.

- Evitare di dare agli alunni soluzioni allo scopo di farli ragionare, sul come e sul perché delle cose.

- Favorire l’autocorrezione.

- Mediare gradualmente il processo d’apprendimento fino a farli giungere alle soluzioni e alla comprensione dei concetti da introiettare.

- Far astrarre l’insegnamento che hanno ricevuto da quella determinata lezione.

- Recuperare i vocaboli fondamentali che hanno ritrovato nella lezione, per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e di lessico.

- Permettere al bambino o al ragazzo di sperimentare il successo, ovvero che riesca a fare bene ed anche da solo, dopo una prima mediazione dell’adulto.


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L'autore - Maria Giovanna Restelli



Pedagogista

Maria Giovanna Restelli ha pubblicato 4 articoli su GocceDiPsicologia