Fobia e paura sono la stessa cosa?


Alcuni la definiscono paura, altri la definiscono inquietudine, ma in realtà la fobia è molto più di tutto questo…

Navigando in internet mi sono imbattuto in diverse definizioni circa le fobie ed alcune, a mio avviso, risultano abbastanza erronee, tipo questa, proveniente dal Dizionario Online del Corriere della Sera: “Stato psichico caratterizzato da senso di paura, repulsione, disgusto per persone o situazioni reali o irreali”.

Adesso vi esporrò la MIA definizione di fobia e vi illustrerò qualche esempio per farvi comprendere meglio.

La fobia è un timore, una paura intensa, irrazionale ma soprattutto eccessiva rispetto allo stimolo che la scatena. In pratica, per poter distinguere una normale paura dalla fobia, dobbiamo valutare la reazione dell’individuo di fronte ad un determinato stimolo..

Facciamo un esempio pratico: io ho paura (e disgusto) dei serpenti; tempo fa, passeggiando per una strada di campagna, è sbucato un serpente da un’apertura di una parete e il simpatico rettile mi è finito nei piedi. Sinceramente spaventato, ho fatto uno scatto all’indietro, l’ho guardato con disgusto (e disprezzo), e vedendo che era una biscia, quindi non pericolosa, ho proseguito il cammino allontanandomi dal serpente. Un soggetto con la fobia dei serpenti, trovandosi nella mia stessa situazione, molto probabilmente sarebbe fuggito gridando all’impazzata, rimanendo traumatizzato per giorni, e magari, per generalizzazione, non avrebbe più percorso strade di campagna! Lo so che raccontata in questo modo potrebbe far ridere immaginare una persona che si comporta così di fronte ad un pericolo inesistente, ma vi assicuro che per un fobico, uno stimolo del genere può far veramente male..

 

Fobie Specifiche

L’esempio che ho appena descritto viene definito come Fobia Specifica, cioè un tipo di fobia che è legata ad uno stimolo particolare come un animale, un oggetto, una situazione, una persona; non appena il soggetto si trova in prossimità di questo stimolo, può sperimentare sintomi di diversa entità: tachicardia, respirazione affannosa, giramenti di testa, senso di soffocamento, nausea, e in casi estremi anche svenimento. Tutti questi sintomi si ritrovano anche nell’attacco di panico che descriverò più avanti. Inoltre, nelle fobie specifiche, anche la sola immaginazione o visione (ad esempio in foto o in tv) dello stimolo fobico provoca sintomi angoscianti. Cosa ne dite? E’ un po’ diversa rispetto alla paura no?

Esempi di fobie specifiche sono la Claustrofobia (fobia dei luoghi chiusi), Idrofobia (fobia dell’acqua), e alcune più curiose come la Cathisofobia (fobia di sedersi), Cherofobia (fobia della felicità), Coulrofobia (fobia dei clown), quest’ultima aumentata esponenzialmente dopo il film IT di Stephen King.

Esistono però anche altri tipi di fobie che possono limitare molto la vita di un individuo: parliamo di Fobie Generalizzate. Queste si distinguono in Agorafobia e Fobia Sociale.

 

Attacchi di panico

Prima di parlare però dell’agorafobia è necessario che vi spieghi brevemente cos’è un Attacco di Panico: un attacco di panico si identifica come una sensazione di una possibile catastrofe imminente che provoca un’ansia intollerabile, terrore e apprensione per la propria salute; il soggetto che vive un attacco di panico nel 99% dei casi vi dirà che sta per morire. Comunemente un attacco di panico dura una decina di minuti, è inaspettato e fortemente collegato ad un fattore scatenante (anche se il soggetto può non rendersene conto inizialmente). In questo periodo di tempo il soggetto sperimenta sintomi tipicamente ansiosi, alcuni dei quali descritti precedentemente nelle fobie specifiche: dolori al petto, difficoltà respiratorie, tachicardia, nausea, tremori, sudorazione, paura di morire, sensazione di sbandamento.

Di solito il primo attacco di panico avviene durante il sonno: il soggetto si sveglia ed è terrorizzato, come se avesse vissuto un tremendo incubo. Successivamente potrebbero presentarsi attacchi di panico durante lo stato di veglia e, se abbastanza frequenti, gli individui potrebbero addirittura percepire l’arrivo di un attacco.

Secondo diversi studi il rischio di avere un attacco di panico è maggiore in due fasce di età: 1) tra i 15 e i 19 anni e 2) tra i 25 e i 30 anni. Si suppone che in queste due fasce di età i soggetti tendono a diventare progressivamente più indipendenti e quindi c’è il rischio che si percepiscano meno protetti. Come accennavo prima, l’attacco di panico ha spesso un fattore scatenante; di solito potrebbe essersi presentato un evento “problematico” per il soggetto nel mese prima del primo attacco da lui sperimentato; la separazione da una persona cara, un trasloco, un cambio di lavoro, questi e altri potrebbero far scatenare un attacco di panico.

Noi quotidianamente utilizziamo sostanze che provocano in modo naturale sensazioni fisiche di attivazione correlate al panico, ad esempio caffè, fumare, mangiare cibi piccanti, sdraiarsi al sole, guardare film spaventosi. Occhio, con questo non sto dicendo che chi fa uso di caffè rischia di avere un attacco di panico, ma solo che, a dosi massicce, potrebbero provocare un livello di attivazione simile al panico, ma non il disturbo vero e proprio. Per poter sviluppare un vero e proprio disturbo di panico c’è bisogno di un insieme di fattori (predisponenti e scatenanti) che insieme creano la patologia. Facciamo un esempio: se il soggetto ha vissuto in una famiglia maniaca del controllo (fattore predisponente), potrebbe sviluppare un attacco di panico nel momento in cui si trova su un treno o in aereo (fattore scatenante) in cui perde la percezione del proprio controllo.

Identificare i fattori predisponenti e i fattori scatenanti ci permette di capire come mai soggetti esposti agli stessi stimoli reagiscano in maniera differente.

 

Fobie Generalizzate

Ma ritorniamo alle nostre “care” Fobie Generalizzate! Dicevo, si dividono in Agorafobia e Fobia Sociale .

L’agorafobia rappresenta la paura di frequentare luoghi dove può essere difficile allontanarsi in caso di attacco di panico, ad esempio un autobus, un supermercato, un cinema. Un agorafobico grave potrebbe essere portato a non uscire di casa (o addirittura dalla propria stanza da letto) in quanto solo in casa è sicuro di poter gestire un eventuale attacco di panico.

Ben diversa è invece la fobia sociale: rappresenta la paura e l’ansia di frequentare contesti sociali (come ad esempio manifestazioni, discoteche, luoghi affollati) ma anche la paura di svolgere prestazioni che possano essere giudicate dagli altri. Esempi pratici: un soggetto con fobia sociale non va in discoteca perché ha paura di essere giudicato male dagli altri, nel senso che gli altri possano dire che lui balla male. E’ un concetto molto simile alla timidezza ma in questo tipo di patologia, l’ansia si manifesta in maniera molto più intensa: chi soffre di fobia sociale può provare ansia molti giorni prima di svolgere una determinata prestazione.

Chiariamo quindi i due concetti: nell’agorafobia il soggetto ha paura di frequentare luoghi non sicuri (per lui) per paura di non poter gestire un eventuale attacco di panico, nella fobia sociale invece il soggetto non frequenta contesti sociali per paura di essere giudicato male dagli altri .


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L'autore - Augusto Criscuolo



Mi chiamo Augusto Criscuolo e sono laureato in Psicologia. Ho conseguito una laurea Triennale in Scienze Psicologiche (Indirizzo "Gruppi e comunità") ed una laurea Magistrale in Psicologia (Indirizzo "Clinica e della Salute") con votazione 110 e lode. Ho svolto un tirocinio formativo Pre-Laurea Triennale di 250 ore presso il Centro di solidarietà di Pescara (CEIS) per l'inserimento di pazienti tossicodipendenti in comunità, e un tirocinio Post-Laurea Magistrale di 1000 ore presso la comunità terapeutica "Villa del principe" a Genova  specializzata nei disturbi alimentari. Ho da poco ottenuto l'abilitazione alla professione di psicologo e sono in attesa di iscrivermi all'albo . Attualmente frequento il secondo anno della scuola di specializzazione Cognitivo-Comportamentale "Istituto Miller".

Augusto Criscuolo ha pubblicato 2 articoli su GocceDiPsicologia


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