Il Morbo di Alzheimer


Perdersi. Senza ricordi non c’è presente”

(Dal film Still Alice di Lisa Genova)

 

La malattia di Alzheimer (Alzheimer’s Disease: AD) è una grave affezione degenerativa del Sistema Nervoso Centrale, che si manifesta in genere alle soglie della terza età. Nell’anziano, rappresenta la più comune forma di demenza, intesa come una progressiva perdita delle funzioni cognitive, infatti, influisce sulle capacità di una persona di portare a termine le più semplici attività quotidiane, andando a colpire aree cerebrali che controllano funzioni come la memoria, il pensiero, la parola.

La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. L’esordio della malattia è spesso subdolo e sottovalutato. Con il suo progredire, però, l’individuo ha difficoltà a svolgere le normali funzioni quotidiane, dimentica facilmente eventi recenti e nomi di persone, tende a perdersi e può mostrare disturbi comportamentali. Nelle fasi più avanzate in alcuni soggetti possono manifestarsi allucinazioni, disturbi dell’alimentazione, incontinenza, difficoltà nel camminare e comportamenti inappropriati in pubblico. Il decorso della malattia è molto variabile anche se una persona colpita dal morbo può vivere anche una decina di anni dopo la comparsa della malattia.

Nel passato, si tendeva ad usare l’espressione “morbo di Alzheimer” in riferimento ad una forma di demenza pre-senile, come contrapposto alla demenza senile. Oggi si ritiene, invece, che la malattia colpisca sia persone al di sotto dei 65 anni di età che persone al di sopra dei 65 anni. Di conseguenza, oggi, ci si riferisce spesso alla malattia come a una demenza di Alzheimer, specificando, eventualmente “ad esordio precoce”.

Come in altre malattie neurodegenerative, la diagnosi precoce è molto importante sia perché offre la possibilità di trattare alcuni sintomi della malattia, sia perché permette al paziente di pianificare il suo futuro, quando ancora è in grado di prendere decisioni.

Di fronte alla sofferenza di questa patologia e al bisogno reale di prendersi cura quotidianamente ed assiduamente del malato, è normale che gli equilibri familiari crollino. I familiari spesso si trovano costretti a dover adottare una serie di cambiamenti di fronte all’evento malattia come: modifiche organizzativi riguardo il tempo da dedicare alla cura, al controllo, al compromesso con gli altri impegni lavorativi e relazionali; vi è anche il disagio di come gestirlo qualora attui comportamenti inopportuni in luoghi aperti e affollati. Inoltre è molto comune l’esperienza di un capovolgimento dei ruoli che da sempre differenziavano la struttura familiare: accade così che il genitore malato, un tempo capace di offrire cure e sostegno, diviene “bambino”, bisognoso a sua volta di cure e di tanta attenzione. Allo stesso tempo anche i figli, o lo stesso coniuge, sentono la sofferenza della rinuncia dell’identità del proprio caro e devono ingegnarsi mettendo in campo tutte le proprie risorse per far fronte al cambiamento. Prendersi cura di un anziano affetto da Alzheimer significa predisporre una rete di servizi socio-sanitari che coinvolgano anche la famiglia, in modo da realizzare interventi integrati dal punto di vista sanitario, sociale e psicologico.

 

COSA FARE?

  • Riconoscere i propri limiti e porsi obiettivi realistici;

  • Non trascurare i campanelli d’allarme e farsi aiutare;

  • Cercare da persone esperte le informazioni utili;

  • Ritagliarsi ogni giorno un po’ di tempo per sé, infatti, è importante mantenere contatti sociali, portare avanti i propri interessi e soprattutto provare anche piacere nella propria vita.

  • Condividere l’esperienza e gli stati d’animo con persone che vivono la stessa situazione (non sentirsi soli e a percepire le proprie reazioni come normali);

  • Dividere con altri il carico assistenziale (è importante imparare ad accettare aiuto).

 

Come garantire la sicurezza a un malato di Alzheimer

La sicurezza del malato di Alzheimer è una delle priorità che un caregiver =( la persona che si prende cura) deve tenere sempre presente.

Queste le tre raccomandazioni diffuse dal National Institute on Aging (NIA) statunitense:

  1. Previeni i rischi. Controllare regolarmente la sicurezza della tua casa ti aiuterà a tenere sotto controllo alcuni dei potenziali problemi derivanti da situazioni a rischio.

  2. Adatta l’ambiente. E’ più efficace modificare l’ambiente piuttosto che cambiare i comportamenti. Un esempio: se un malato soffre di vagabondaggio, applica sulle porte cartelli con scritte tipo STOP, NON ENTRARE, CHIUSO e tieni lontano dalla vista oggetti quali scarpe, chiavi, borse e cappotti.

  3. Minimizza il pericolo. In questo modo puoi massimizzare l’indipendenza. Un ambiente sicuro è un ambiente meno restrittivo. Un esempio: nascondi o metti sotto chiave qualsiasi oggetto potenzialmente pericoloso, tipo farmaci, alcol e detersivi.

 


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L'autore - Marilene Cipriano





Marilene Cipriano ha pubblicato 10 articoli su GocceDiPsicologia