La fame nervosa raccontata da chi l’ha vissuta e affrontata


 

G., 34 anni, si è presentata presso il mio studio quasi due anni fa, a causa dei frequenti attacchi di fame nervosa. Le dinamiche emerse durante il percorso, quelle che mantenevano in piedi il suo disturbo alimentare, erano molto simili a quelle della maggior parte delle donne che richiede una consulenza per alimentazione incontrollata. Per questo, verso la fine del percorso, le ho chiesto di raccontarsi, al fine di poter essere d’aiuto a chi è  ancora dentro il vortice delle abbuffate.

Spero possa essere utile per capire che, pur faticosamente, è possibile superare il problema della fame nervosa. Ringrazio di cuore G. per aver deciso di condividere la propria esperienza. Lo ha fatto in maniera trasparente, diretta, a tratti cinica, senza troppi fronzoli, come è nel suo stile! Grazie G., era quello dicui avevamo bisogno! =)

Quando è cominciata?

Non sono mai stata  magrissima, sì forse da bambina. Gli attacchi di fame sono iniziati nel periodo dello sviluppo credo: tornavo a casa da scuola e mangiavo, mangiavo. Non se n’è accorto nessuno perché a scuola si mangiava male e sembrava normale recuperare a casa quello che non si era mangiato a scuola. Alle medie e al liceo le prese in giro erano quotidiane, mi sentivo goffa, brutta e gli altri non perdevano occasione per confermarlo. Mi sa che iniziano così i circoli viziosi: ti senti uno schifo e, per tirarti su, mangi, ma poi ti senti in colpa è ti flagelli, quindi che fai? Mangi! Poi gli altri ti prendono in giro, piangi e mangi. Quella sensazione mi ha accompagnata anche all’università e sul lavoro…tremenda!!

Ha fatto molte diete nella sua vita?

Ooooh! Non le conto nemmeno più! Sono la regina delle diete e sapete qual è il bello? Non ne ho fallita nemmeno una!! Ho sempre sempresempre perso i chili. Poi però  li ho rimessi su con gli interessi! L’ho capito durante il percorso: è la modalità  “tutto o niente” che ti frega, perché  o segui la dieta senza mai sgarrare o non la segui per niente. E quando non la segui per niente, riprendono le abbuffate!

Quando si è accorta che il problema  era di tipo psicologico?

Quando una sera, tra le lacrime dopo l’ennesima abbuffata,  ho trovato un gruppo di sostegno su Facebook, dove c’erano tante altre donne come me, che avevano esperienze simili alla mia. Sono andata d’impulso,  onestamente : la sera stessa ho cercato il numero di una psicologa che si occupasse di fame nervosa,il giorno dopo ho chiamato per prendereappuntamento.

Posso fare la polemica un attimo? Se ne parla troppo poco! Sembra che il disturbo alimentare ci sia solo se si soffre di bulimia o di anoressia. Se sei in sovrappeso o obeso, sei semplicemente uno grasso, che non sa resistere ai peccati di gola. Non siamo abituati a vederli come disturbi alimentari e, quindi, non ci facciamo curare! Anzi, non solo, nessuno ti suggerisce di farti curare. Questa cosa è fondamentale: se sei troppo magra, se sei anoressica, sono gli altri a portarti a forza dal medico o dallo psicologo. Se sei grassa, ti deridono o ti compatiscono!

(Nota della psicologa: nel nuovo DSM-V, il BingeEatingDisorder è stato inserito tra i disturbi alimentari, accanto a bulimia e anoressia. Si spera che questo sia un primo passo per cambiare le cose. Concordo, tuttavia, con G.: è opportuno modificare il pensiero comune, affinché obesità e sovrappeso vengano considerati disturbi emotivi e non semplice risultato della golosità: chi si abbuffa, nemmeno riesce a gustare pienamente ciò che mangia e non può fare a meno di mangiare, si tratta di una forma di dipendenza).

Com’è stato il percorso?

È stato un percorso ad alti e bassi, tante le ricadute.Ho avuto l’impressione di fare un viaggio dentro me stessa e, più davo un senso a certi avvenimenti, ai miei piccoli traumi, meno avevo voglia di mangiare fuori pasto. Ho iniziato dandomi addosso, sentendomi una fallita perché quei chili addosso me li ero messa da sola. Ben presto, ho capito il senso di quei chili: è stato il mio modo di proteggermi! È stato come un fulmine a ciel sereno: quei chili avevano un senso!! Ribaltata la prospettiva sul perché dei miei attacchi di fame e dei miei chili di troppo, credo sia iniziata la risalita. Giuro di non essermene resa nemmeno conto, ma ho smesso con le grandi abbuffate e ho iniziato a perdere peso. Certo, ogni tanto il desiderio c’è ancora e ammetto che ogni tanto cedo. In questo la dott.ssa mi è stata molto utile, perché mi ha spiegato che quel che conta è la consapevolezza: riduce il numero degli attacchi di fame, consente di avere un controllo su di essi e non ci si colpevolizza più. più. Devo dire, comunque, che capitano raramente e incidono poco sul mio peso, perché sono eccezioni.

E ora come vede il suo futuro?

Intanto vedo un futuro e già  questo  è un successo.  Prima vedevo una catena di fallimenti tali, che il futuro mi pareva un grosso ammasso nero!Questo percorso mi ha fatto capire che ho anche io dei bisogni e che sono importanti tanto quanto quelli degli altri. Il futuro lo vedo così: a prendermi cura anche dei miei bisogni. Quando mi son resa di averli calpestati per tanto tempo, ho giurato a me stessa, che non li avrei più trascurati. Quindi, nel concreto non so come vedo il mio futuro, ma mi sento serena perché so che terrò conto di quello che voglio e, so che sembra una banalità da giornaletto rosa, ma mi sembra di essere davvero tornata a respirare.

Ha consigli per chi soffre di fame nervosa?

Se posso permettermi di dare un consiglio,  smettetela con le diete! Ormai sappiamo di essere bravissime a seguire la dieta, stiamo a stecchettoe perdiamo i chili e poi celi ritroviamo addosso con gli interessi al primo momento no! È frustrante, fa sentire in colpa e aumenta la sensazione di essere fallite. Il mio consiglio è quello di rivolgervi a uno psicologo il prima possibile. Poi magari vi farete anche una dieta che vi insegni a mangiare bene, ma prima mettetevi a posto dentro!

Ne avrei un altro: smettetela di raccontarvela! Non è la vostra costituzione, non sono le ossa grosse, non è la forza di volontà. No, non è vero che ingrassate mangiando anche solo insalata, è impossibile: ingrassate perché,  anche senza rendervene conto, mangiate tanto, troppo! Io mi facevo le porzioni da fringuello e poi finivo gli avanzi di mia figlia oppure mi mangiavo un paio di cioccolatini nel pomeriggio e tutto quel che capitava mentre preparavo la cena per gli altri: e ti credo che a tavola mi sembrava di mangiare poco! Avete un problema e va affrontato, ma finché  vi raccontate la favoletta, non ne uscirete mai e continuerete a piangere davanti a quello specchio!

Lo so che sono dura, ma bisogna darsi una scrollata ragazze, altrimenti rimarremo sempre nei soliti schemiinconsapevoli. Anche a me sembrava impossibile, pensavo di averle provate tutte (dietologo, nutrizionista, endocrinologo, addirittura l’agopuntura!), mancava forse la cosa più importante: qualcuno che si prendesse cura di me e delle mie emozioni (no, non bastano amici e mariti amorevoli, serve uno specialista, altrimenti avreste smesso di abbuffarvi già anni fa!).

 

 

 

 


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L'autore - Alessia Romanazzi



Alessia Romanazzi (Rapallo, 1986). Psicologa clinica e del benessere. Specializzanda in Psicoterapia Breve Integrata (cognitivo-comportamentale e dinamica) presso la scuola ISeRDiP di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica Integrata presso l’Istituto IRPSI (Milano). Lavora come psicologa presso un Ambulatorio di Diabetologia. Come libera professionista, lavora con adulti, adolescenti e anziani, occupandosi principalmente di Sostegno psicologico, Ansia e Attacchi di panico, Rilassamento, Gestione del Peso Corporeo, Problemi del sonno, Valutazioni Neuropsicologiche e Psicodiagnostiche, Disassuefazione da fumo.

Alessia Romanazzi ha pubblicato 12 articoli su GocceDiPsicologia


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