La famiglia e il richiamo del passato


Malgrado la sua universalità,  la famiglia assume una notevole varietà di forme nei diversi contesti sociali e culturali nei quali si sviluppa. Che sia la cosiddetta famiglia elementare (chiamata anche nucleare o biologica), costituita dall’unione di un uomo con una donna e dalla loro prole, o la famiglia plurima (unione di più nuclei, detta ‘allargata’), essa sta vivendo un momento di crisi di identità, di confusione e disagio. Alla famiglia di tipo ‘tradizionale’, fondata sull’indissolubilità del  matrimonio, su una precisa divisione di ruoli tra coniugi e sulla centralità dei figli, si affiancano famiglie affidatarie, adottive, multietniche, omogenitoriali, poligamiche o ricongiunte. La cultura liberale ha agevolato il passaggio dalla famiglia alla coppia, rendendo la convivenza il perno delle relazioni famigliari. Inoltre, il bisogno di cura ed educazione dei figli è soddisfatto anche da chi non è genitore biologico. Già il medico e filosofo John Locke, nel Seicento, aveva proposto di  considerare la famiglia come un’associazione funzionale al bisogno di cura e di educazione dei nuovi nati, destinata a esaurire il suo scopo con l’avvenuta maturità dei figli. Quando il bisogno si è estinto – suggeriva il padre della filosofia liberale – allora si può pensare alla coppia come a un’associazione davvero volontaria. Chiara Saraceno, sociologa e, fino al 2008,  docente di Sociologia della Famiglia presso la facoltà di Scienze Politiche all’Università di Torino, sostiene che non ci sia niente di meno naturale della famiglia.

E’ quindi giunta al capolinea la famiglia, intesa come costruzione sociale, legale e normativa?

I risultati di una ricerca effettuata nel 2011 dal sociologo Pierpaolo Donati, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana (3500 interviste) in età compresa tra 30 e 55 anni, hanno riservato delle sorprese. Più ci si allontana dalla famiglia normo-costituita, più le persone sperimentano condizioni di vita con maggiore vulnerabilità, maggiore tendenza alla povertà e al pessimismo e minori scambi con l’esterno (e quindi minori aiuti). In breve, il fatto di non sostenere la famiglia normo-costituita porta ad una più generale frammentazione e disintegrazione del tessuto sociale. Inoltre, benché i matrimoni siano in calo, il fatto di sposarsi costituisce un valore aggiunto per la qualità delle relazioni di coppia e influisce positivamente su adulti e bambini. Insomma, secondo Donati, la destrutturazione della famiglia normo-costituita non migliora la condizione esistenziale delle persone, semmai la peggiora. Dalla ricerca del sociologo sembra emergere prepotentemente il bisogno di recuperare le relazioni di fiducia, cooperazione e reciprocità che essa garantiva. Nella “cultura dell’adesso e della fretta”  (Bauman), caratterizzata da precarietà emozionale e instabilità valoriale e che impone di vivere l’esperienza del momento, la famiglia normo-costituita, o elementare-nucleare che dir si voglia, si rivela essere un bene prezioso per il futuro della coesione, dell’elaborazione e del benessere sociale della comunità.


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L'autore - Carlo De Rossi



Carlo De Rossi (Torino, 1972). Educatore professionale con esperienze di progettazione e coordinamento. Consulente in psicologia della scrittura, redattore editoriale e conduttore teatrale attivo in progetti laboratoriali per disabili e adolescenti. Autore dei testi e regista della compagnia teatrale torinese ‘I Mattoni’ (psichiatria) dal 1999 al 2007. Finalista XXVI edizione del Premio Calvino per scrittori esordienti con il romanzo “Il Ventre della Regina” (Edizioni Joker, 2014). Ha pubblicato il manuale "Il Tarocco motivazionale - manuale per l'uso dei tarocchi nel coaching" (Miriagono Edizioni 2013, Pathos Edizioni 2018), la raccolta di pensieri “Diar’Io” (Pathos Edizioni, 2017) e il romanzo “Mortaio” (Pathos Edizioni, 2018). Scrive testi per brani musicali e articoli on line.

Carlo De Rossi ha pubblicato 18 articoli su GocceDiPsicologia


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