La relazione fondamento di un cambiamento positivo


Dopo alcuni anni di esperienza nell’applicazione del Metodo Feuerstein, per essere precisi ormai quattro, e dopo gli strumenti acquisiti nel corso della specializzazione in psicoterapia e i contatti con i primi pazienti, ho deciso di scrivere due righe sull’importanza della relazione tra terapeuta o mediatore e utente.

Riconosco che Metodo Feuerstein e psicoterapia sono interventi molto differenti, ma nonostante ciò credo ci siano alcune similitudini. I due approcci differiscono principalmente per problema portato, obiettivo e profondità del lavoro. Prima di procedere sul tema della relazione voglio descrivere in breve cos’è il Metodo Feuerstein e cos’è la psicoterapia, per quest’ultima farò riferimento ai concetti dell’Analisi Transazionale che l’indirizzo della mia specializzazione.Il metodo Feuerstein è una tipologia di intervento finalizzata al recupero di carenze cognitive che sono spesso responsabili di difficoltà di apprendimento. Alla base di questo obiettivo c’è il concetto e l’idea, sostenuta da Reuven Feuerstein ideatore di questo metodo, che l’intelligenza è modificabile, non solo nel periodo evolutivo ma in qualsiasi fase dello sviluppo dell’uomo. Tale modificazione è possibile attraverso la creazione di situazioni a partire dalle quali il mediatore lavorerà in modo da conosce re e ristrutturare il pensiero dell’individuo e determinare in questo modo una ristrutturazione del funzionamento cognitivo a qualsiasi età. Il mediatore assume quindi un ruolo fondamentale poiché farà in modo che tutte le informazioni divengano conoscenze, offrendo agli utenti la possibilità di imparare a organizzare, interpretare e strutturare le informazioni provenienti dall’ambiente e quindi offrendo la possibilità al discente di diventare autonomo nell’apprendimento e di adattarsi in modo flessibile alle situazioni nuove.

Il metodo Feuerstein è una tipologia di intervento finalizzata al recupero di carenze cognitive che sono spesso responsabili di difficoltà di apprendimento. Alla base di questo obiettivo c’è il concetto e l’idea, sostenuta da Reuven Feuerstein ideatore di questo metodo, che l’intelligenza è modificabile, non solo nel periodo evolutivo ma in qualsiasi fase dello sviluppo dell’uomo. Tale modificazione è possibile attraverso la creazione di situazioni a partire dalle quali il mediatore lavorerà in modo da conosce re e ristrutturare il pensiero dell’individuo e determinare in questo modo una ristrutturazione del funzionamento cognitivo a qualsiasi età. Il mediatore assume quindi un ruolo fondamentale poiché farà in modo che tutte le informazioni divengano conoscenze, offrendo agli utenti la possibilità di imparare a organizzare, interpretare e strutturare le informazioni provenienti dall’ambiente e quindi offrendo la possibilità al discente di diventare autonomo nell’apprendimento e di adattarsi in modo flessibile alle situazioni nuove.

La psicoterapia, seguendo i principi ed i concetti principali dell’Analisi Transazionale invece, consiste in un intervento finalizzato a rendere stabile lo Stato dell’Io Adulto, affinché ciascuna persona possa agire nel presente in modo appropriato ed efficace usando opportunamente gli insegnamenti introiettati nel corso delle esperienze di vita.

La psicoterapia Analitico Transazionale, teorizzata da Eric Berne si fonda su alcuni principi filosofici di base: ogni persona è ok; accettazione della persona per quello che è nella sua essenza; ogni persona ha la capacità di pensare e autodeterminarsi; ognuno può decidere cosa fare della propria vita; di crescere e imparare da qualsiasi esperienza, positiva o negativa; le decisioni prese possono essere modificate. Anche per gli intervento psicoterapico l’obiettivo è l’autonomia della persona che viene conquistata recuperando tre capacità fondamentali: consapevolezza, spontaneità e intimità.

Nonostante queste differenze fondamentali, ritengo che ci siano degli aspetti importati, che vanno a determinare parte dell’esito positivo di entrambe le tipologie di percorso intrapreso ed essi sono: la relazione tra terapeuta o mediatore e utente e il grado di consapevolezza da cui parte il cambiamento.

Nella mia esperienza riconosco che ogni volta che è stato possibile creare, sin dall’inizio, una buona relazione basata sull’ascolto, la fiducia reciproca e l’assenza di giudizio, il lavoro effettuato è stato molto positivo e ho potuto riscontrare miglioramenti anche nel breve periodo. Non sono mancati casi e situazioni in cui ho dovuto dedicare più tempo alla creazione della relazione prima di poter vedere qualche piccolo cambiamento.

Come anticipo nel titolo, ritengo infatti, che lo stile relazionale del terapeuta o mediatore rivesta un ruolo fondamentale e sia uno strumento efficace al fine di favorire un cambiamento positivo e un miglioramento dello stile di vita o dello stile di apprendimento della persona.

Ci sono alcuni tratti indispensabili alla creazione di una relazione positiva e questi sono: fiducia reciproca, ascolto, empatia e assenza di giudizio soprattutto da parte del terapeuta poiché chi si siede di fronte a noi per iniziare il percorso si sta già giudicando.

Come già accennato, Feuerstein ha sempre sostenuto che ogni persona è intelligente e che tale intelligenza può essere migliorata, modificata e arricchita. In parallelo Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale sostiene con un semplice concetto che ognuno è OK e va bene così com’è, inoltre ognuno è dotato della capacità di pensare e autodeterminarsi. Quello che intendo evidenziare in questo parallelismo, è questa idea comune di okness, espressa con concetti diversi, della persona che viene da noi e chiede aiuto per migliorare un aspetto della propria vita. Questo principio è alla base del clima di fiducia reciproca che è necessario creare nel corso delle sedute.

Oltre a questo elemento sono indispensabili l’assumere una posizione di ascolto attento ed empatico, riconoscendo le difficoltà riportate dagli utenti che devono e vogliono sentire la vicinanza del terapeuta o mediatore.

Infine l’assenza di critica e di giudizio in un processo di cambiamento dell’individuo risulta indispensabile affinchè il bambino, il ragazzo o l’adulto che si presenta nel nostro studio si senta accolto, a proprio agio e libero di sperimentarsi.

Se pensiamo, per esempio, all’intervento mediante Metodo Feuerstein, l’assenza di giudizio è da intendersi anche come assenza di voto o valutazione, a cui molti ragazzi e bambini e ragazzi sono abituati ed è spesso fonte di ansia e frustrazione che emerge anche durante le sedute. Spesso chi arriva in studio si porta dietro la convinzione di non essere all’altezza o il suo sentirsi non ok, è bene che ci lavorerà con loro annulli la critica e accolga l’utente anche con tutti i suoi vissuti negativi legati alla propria vita o limitati alla scuola. Lo scopo è aiutare queste persone ad arrivare a sviluppare una nuova idea di sé positiva di persone capaci di affrontare le proprie esperienze di vita ed imparare da esse.

Bibliografia
Stewart Ian; Joines Vann. L’analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani. Brossura, 2000.
Eric Berne. A che gioco giochiamo? Bompiani, 2000.
Michela Minuto, Renato Ravizza. Migliorare i processi di apprendimento. Il metodo Feuerstein: dagli aspetti teorici alla vita quotidiana. Centro Studi Erickson, 2008.


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L'autore - Serena Mottura



Serena Mottura (Gallarate, 1984) Psicologa, Specializzanda in Analisi Transazionale presso il Centro Berne di Milano. Ho conseguito la laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ho conseguito presso la stessa Università il Master in Sport e Managment Psicosociale; sono Applicatrice Feuerstein PAS Standard e Basic. Oltre a collaborare con strutture pubbliche (CPS, SerT) ricevo come libera professionista occupandomi di consulenza e sostegno psicologico per adulti ed adolescenti, sostegno alla genitorialità, potenziamento cognitivo. Ho organizzato incontri di formazione per società sportive ed allenatori.

Serena Mottura ha pubblicato 7 articoli su GocceDiPsicologia


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