La sindrome di alienazione parentale (PAS)


Nelle situazioni di conflitto coniugale i figli spesso vengono sballottati tra un genitore all’altro, se non addirittura usati come arma contro l’altro coniuge. In un momento così doloroso per tutta la famiglia i genitori non riescono a tutelarsi dalle loro stesse azioni.

Quando la separazione tra i coniugi è particolarmente conflittuale, c’è il rischio che il genitore affidatario, consapevolmente o inconsapevolmente, faccia un “lavaggio del cervello” per far sì che il figlio denigri, senza alcuna motivazione concreta, l’altro genitore e, nei casi più gravi, sfociando in una vera e propria accusa di abuso sessuale. A lungo andare il figlio può arrivare a decidere di interrompere le visite con il genitore non affidatario, favorendo così l’affidamento esclusivo ad un unico coniuge.

Ecco a voi la PAS, Sindrome da Alienazione Parentale.

Gardner, uno dei primi studiosi ad interessarsi alla sindrome, ha individuato otto sintomi evidenti nel comportamento del bambino, che permettono di fare una diagnosi di PAS:

  1. Campagna di denigrazione: il bambino riproduce i messaggi di disprezzo del genitore «alienante» verso quello «alienato»;
  2. Razionalizzazione debole dell’astio: il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali;
  3. Mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato è descritto dal bambino come completamente negativo laddove l’altro è visto come completamente positivo;
  4. Fenomeno del pensatore indipendente: indica la determinazione del bambino ad affermare di essere una persona che sa ragionare senza influenze e di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione;
  5. Appoggio automatico al genitore «alienante»: presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante;
  6. Assenza di senso di colpa: tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore alienato trovano giustificazione nel fatto di essere meritate;
  7. Scenari presi a prestito: affermazioni che non possono ragionevolmente provenire direttamente dal bambino, quali ad esempio l’uso di frasi, parole, espressioni o la citazione di situazioni normalmente non patrimonio di un bambino di quell’età per descrivere le colpe del genitore escluso;
  8. Estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato: la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato vengono coinvolte nell’alienazione.

Un bambino affetto da PAS idealizza il genitore affidatario e si schiera completamente dalla sua parte, trascurando i dati della realtà a cui ha accesso, che di solito sono anche pochi, se si considera che il genitore affidatario filtra le notizie relative alla famiglia a suo favore. Questa idealizzazione e la campana di vetro in cui spesso il bambino è costretto a vivere, confermato ogni suo ipotetico sospetto o assecondando ogni suo dubbio, genuino o meno; per contro.

Il bambino, in base alla sua età, reagisce in modo diverso alla richiesta di coalizione da parte di un genitore: sotto i 9 anni il bambino si sente legato ad un conflitto di lealtà verso entrambi i genitori; dai 9 ai 12 anni si allea con un genitore a discapito dell’altro, probabilmente nel tentativo di risoluzione del conflitto.

A lungo termine, i costi pagati dal bambino sono elevati e possono causare molti problemi d’identità e nelle relazioni affettive.

Le conseguenze della PAS

Le conseguenze vertono su due versanti: conseguenze psicologiche e conseguenze concrete.

Il bambino subisce una violenza emotiva che crea un enorme disagio emotivo e può contribuire allo sviluppo di psicopatologie. produrre crea notevoli danni e che spesso produce significative. Molti figli affetti da PAS riportano indebolimento della capacità empatica, o mancanza di rispetto per l’autorità e comportamenti antisociali, non sono nei confronti del genitore alienato ma anche di figure quali insegnanti o datori di lavoro.

Inoltre le cronache riportano frequentemente notizie di gesti estremi compiuti da genitori non affidatari: omicidi sull’ex coniuge o del figlio stesso, rapimenti dei figli, ma soprattutto suicidi.

Purtroppo il sistema giudiziario non tutela i genitori alienati, inoltre è stato dimostrato che le coppie che entrano in tribunale con un altissimo livello di conflittualità ne escono con un livello ancora più alto. Questo perchè il sistema giudiziario si basa sulla logica del vincitore e del vinto, e da esso si esce vincitore o sconfitto.

Il trattamento della PAS si diversifica in base alla gravità e all’entità del disagio, è di tipo multifocale e diretto all’intero sistema familiare:

1) Il bambino deve ristabilire un corretto esame di realtà, ricostruire il legame e la relazione con il genitore “alienato”, nonchè lavorare sul senso di colpa e sull’incapacità di differenziarsi e separarsi dal genitore alienante e dai suoi giudizi e pensieri

2) Il genitore alienante deve capire quale sia la differenza esistente tra il conflitto coniugale di coppia e il ruolo genitoriale e che tale conflitto non deve mettere in discussione la coppia genitoriale. Deve inoltre riconoscere i danni che tale comportamento può creare nel presente e nel futuro al proprio bambino, per poter di ricostruire con quest’ultimo un legame caratterizzato dall’equilibrio, dalla protezione dai conflitti, dall’attenzione alle sue esigenze, emozioni, necessità e al fine di evitare che egli sia trattato come uno strumento e un’arma nel conflitto con l’ex partner e non come una persona.

3) Il genitore alienato deve essere aiutato a gestire l’impotenza e la sofferenza che le conseguenze dell’atteggiamento dell’ex partner determinano, ed a trovare nuovi modi di controllare il conflitto, per offrire strategie concrete per ristabilire il legame e il contatto con il bambino.

Quella tra genitori è troppo spesso una guerra in cui non ci sono né vinti né vincitori, ma solo tante vittime.


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia


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