La valutazione neuropsicologica


Da alcuni anni mi occupo di valutazioni neuropsicologiche e, nella maggior parte dei casi, i pazienti arrivano preoccupati, non sapendo bene a cosa vadano incontro (molti pensano si tratti di una vera e propria visita medica). Proviamo a vedere di cosa si tratta!

COS’E’ LA VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA?

La valutazione neuropsicologica è un processo di diagnosi volto a valutare il funzionamento cognitivo della persona, ossia l’andamento di funzioni quali la memoria, l’attenzione, il linguaggio, ma anche eventuali variazioni a livello del comportamento e del tono emotivo (la persona è apatica? Ha perso interesse nei confronti di attività che prima trovava interessanti? E’ diventata particolarmente irritabile?).

QUANDO E’ RICHIESTA?

La valutazione neuropsicologica viene suggerita (spesso dal neurologo o dal medico di base) nel caso in cui si ritenga necessario valutare il funzionamento cognitivo e l’efficienza mentale del paziente. Essa può essere, infatti, utile sia quale contributo alla diagnosi medica (la dignosi viene poi generalmente effettuata dal neurologo) aiutando ad orientarsi nella diagnosi differenziale (alcune patologie condividono alcuni sintomi, ma si differenziano per altri; ad esempio, l’umore depresso ha origine psicologica o organica? E’ l’umore depresso a influire sui “problemi di memoria” oppure c’è una tale compromissione della memoria da non poter essere considerata una semplice conseguenza del calo dell’umore?), ma anche a capire quale sia l’esito, sul piano funzionale, di un trauma cranico piuttosto che di un attacco ischemico (concerne la memoria? Il linguaggio è conservato?) oppure per monitorare se vi siano peggioramenti, miglioramenti o se le funzioni siano mantenute stabili rispetto alla precedente valutazione (ad esempio, per quanto riguarda la memoria degli anziani, è normale perdere qualcosina con l’avanzare degli anni, ma attraverso la valutazione si determina se quello che si è perso è normale per l’età della persona o se, al contrario, il paziente ha perso un pochino di più rispetto a quanto ci si aspetti). Una valutazione neuropsicologica può essere, inoltre, richiesta in campo giuridico, per determinare l’entità del danno biologico e l’eventuale necessità di amministratore di sostegno, nel caso la persona non sia più in grado di occuparsi, in manera autonoma, della gestione della propria persona o del proprio patrimonio. Infine, può essere richiesta, in ambito di medicina legale, sia da commissioni deputate al rilascio/rinnovo delle patenti di guida, sia da commissioni deputate al rilascio dell’invalidità (conseguente ad incidenti sul lavoro, incidenti stradali ecc…). In questi ultimi casi, la relazione inerente alla valutazione effettuata deve necessariamente essere rilasciata da un neuropsicologo che lavora in ambito pubblico.

Patologie per le quali è spesso richiesta una valutazione neuropsicologica, sono:

- Demenze (Alzheimer, Parkinson…)
- Sclerosi multipla
- Patologie neurologiche connesse all’invecchiamento
- Traumi cranici
- Ictus
- Tumori cerebrali

COME SI SVOLGE LA VALUTAZIONE?

In genere, la valutazione inizia con un colloquio, al quale spesso prendono parte anche i familiari /gli accompagnatori della persona, in modo da avere più fonti di informazione e valutare anche il grado di consapevolezza della persona rispetto al proprio funzionamento quotidiano. Durante il colloquio si raccoglie l’anamnesi, ossia le informazioni riguardanti le difficoltà riscontrate (dimentica dove ha messo le cose? Ripete costantemente quanto detto precedentemente non ricordando di averlo detto? Ha la parola “sulla punta della lingua”, ma non riesce a dirla?), cercando di capire quando siano iniziate e come si siano evolute (“Da un paio d’anni avevamo iniziato a notare alcune difficoltà di memoria, ma da quando è morto il marito le difficoltà sono diventate ancora più evidenti” “In un paio di occasioni si è perso, mentre faceva la strada dal bar a casa ed è una strada che fa tutti i giorni!”), ma anche l’impatto che esse hanno sulla vita della persona e dei familiari (“Non possiammo più lasciarlo a casa da solo, perché dimentica costantemente la pentola sul fuoco!” “Si irrita più facilmente rispetto al passato e in un paio di occasioni mi ha quasi messo le mani addosso…prima era una persona così a modo!”). Durante il colloquio iniziale, verranno richiesti anche eventuali referti medici relativi a visite o esami neurologici precedentemente svolti (visita dal neurologo, TAC, risonanza…), che saranno utili al neuropsicologo per ottenere informazioni circa la presenza di eventuali lesioni neurologiche. Il colloquio termina spiegando, soprattutto al paziente, in che cosa consisterà la valutazione. Eccoci quindi al punto cruciale: in che cosa consiste l’esame neuropsicologico? Consiste in alcuni test, atti a individuare il funzionamento cognitivo generale (ad esempio, la persona è orientata nel tempo e nello spazio?), ma anche relativo alle singole funzoni, per cui verranno proposti specifici test per la memoria, specifici test per l’attenzione, specifici test per il linguaggio e così via. La scelta dei test varia di caso in caso, ma in genere si tratta di compiti carta e matita (ad esempio, si richiede di copiare alcune forme geometriche oppure di collegare alcuni numeri il più velocemente possibile), altri richiedono di rispondere ad alcune domande poste dal neuropsicologo (ad esempio, “Che giorno è oggi?” “Quanti cammelli ci sono in Italia?“), piuttosto che memorizzare liste di parole o ripetere ciò che si ricorda di un racconto precedentemente ascoltato. Alcuni di questi test possono svolgersi a pc, ma non è richiesta alcuna conoscenza informatica (in genere, si richiede di cliccare uno o più pulsanti in risposta ad alcuni stimoli).
Conclusa la fase di test, in genere si dà al paziente un nuovo appuntamento, il quale sarà dedicato alla restituzione dei risultati e/o alla consegna della relazione. Sarebbe importante spiegare a voce sia al paziente sia ai familiari quanto emerso durante la valutazione, ma spesso, per questioni di tempo, questo non è sempre possibile, per cui ci si limita a consegnare una busta contente una relazione scritta in cui sono indicati i risultati numerici dei test ed eventuali commenti e ipotesi diagnostiche.

COSA PORTARE IL GIORNO DELLA VALUTAZIONE?

In genere, quando si prende l’appuntamento, viene spiegato tutto il necessario, ma in alcuni casi ciò non avviene, pertanto mi sembra utile elencare di seguito cosa io e i miei colleghi richiediamo per il giorno della valutazione neuropsicologica:

- Eventuali referti medici/neuropsicologici (TAC, risonanza, referto della visita neurologica, referto del Pronto Soccorso o di altre visite eventuali specialistiche inerenti al problema…); nel dubbio, portate tutto e sarà poi lo specialista a scremare tra i vari referti tenendo conto solo di quelli utili!!!
- Occhiali da vista, utilissimi perché molti test richiedono di leggere, scrivere o ricopiare disegni, pertanto gli occhiali da lettura, se utilizzati nel quotidiano, sono indispensabili per una valutazione completa;
- Eventuale apparecchio acustico.

E GLI ANALFABETI? Ogni test tiene conto, grazie a una taratura, di età e scolarità del paziente, nel caso in cui egli non sappia né leggere né scrivere, sarà cura del neuropsicologo predisporre una batteria di test che non richieda tali capacità, portando comunque a termine la valutazione.

 


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L'autore - Alessia Romanazzi



Alessia Romanazzi. Psicologa clinica e Psicoterapeuta (Iserdip: cognitivo-comportamentale e dinamica) presso la scuola ISeRDiP di Milano. Lavora come psicologa presso un Ambulatorio di Diabetologia. Come libera professionista, lavora con adulti, adolescenti e anziani, occupandosi principalmente di Ansia e Attacchi di panico, Rilassamento, Fame nervosa, Valutazioni Neuropsicologiche e Psicodiagnostiche, Disassuefazione da fumo.

Alessia Romanazzi ha pubblicato 12 articoli su GocceDiPsicologia


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