Mio figlio adolescente, quello sconosciuto


I cambiamenti che coinvolgono e sconvolgono l’adolescente si ripercuotono inevitabilmente sulla famiglia, rendendo il ragazzo poco comprensibile agli occhi dei genitori.

Un adolescente avverte in particolare due esigenze tra loro contrastanti: da un lato vorrebbe restare bambino perché i cambiamenti lo spaventano e quindi sente il bisogno di essere protetto dalla famiglia; dall’altro vuole differenziarsi e acquisire maggiore autonomia, mostrando, spesso in modo aggressivo e poco educato, di non essere più dipendente dai genitori.

E’ questo il momento di realizzare quello che noi Psicologi definiamo il  “processo di separazione-individuazione” che consiste in un processo di vera ristrutturazione psicologica dell’individuo che deve allontanarsi, metaforicamente parlando, dai genitori per lasciar emergere la propria unicità.

Ciò è possibile anche perchè cambia la percezione che l’adolescente ha del mondo degli adulti: durante questa fase il ragazzo si accorge infatti dei limiti dei genitori, della loro “imperfezione” e si rende conto che non hanno tutte le risposte:  quelle che sono state per anni le uniche figure di riferimento devono essere ridimensionate. Da qui nasce l’esigenza dell’adolescente di mettere in discussione tutto e tutti che spesso lo porta a vivere il rapporto con gli adulti in modo competitivo: gli adulti vengono costantemente criticati, provocati e spesso non rispettati. Ne deriva un bizzarro paradosso: gli adolescenti, cercando di ottenere maggior indipendenza, invece di mostrarsi responsabili e maturi per guadagnarla, finiscono per non ispirare alcuna fiducia ai propri genitori, che spesso aumentano le misure di controllo. Eppure è proprio attraverso il conflitto e il contrasto che l’adolescente impara a conoscersi meglio, a confrontare le sue idee e infine impara specifiche  abilità sociali (come la comunicazione, la capacità di ascolto, la negoziazione) che gli saranno indispensabili per la vita relazionale.

La famiglia deve quindi  addossarsi lo scomodo compito di trovare un nuovo equilibrio, rinegoziando i ruoli e i compiti  per venire incontro a queste esigenze: ecco che i cambiamenti dell’adolescente si trasformano in cambiamenti di un intera sistema familiare. Questa “ristrutturazione familiare” porta inevitabilmente i genitori a fare un bilancio di sé stessi sia come padre e madre, che come marito e moglie: l’adolescenza del figlio suggerisce ai genitori l’idea del tempo che passa e fa riaffiorare i ricordi della loro adolescenza, intensificando le emozioni nei confronti dei propri genitori. Inoltre in alcuni casi, nonostante i genitori abbiano la consapevolezza che il loro figlio sta diventando grande, possono mostrarsi riluttanti ad ammetterlo, possono essere preoccupati di fronte alle richieste di autonomia e spaventati dal fatto di dover riassettare un equilibrio che ha funzionato bene per molto tempo.

Molto spesso sento genitori dire “Mio figlio preferisce stare con il suo gruppetto di amici piuttosto che uscire con noi!” e dopo questo sfogo la classica domanda “Dottoressa ma è normale?”.

In una fase in cui gli adulti perdono agli occhi dei figli la loro onnipotenza e si svelano dunque umani e fallibili ecco che il gruppo di amici acquisisce particolare importanza poiché contribuisce all’equilibrio e al benessere personale, costituendo uno spazio di confronto e rispecchiamento, con sue regole specifiche spesso in opposizione a quelle del mondo degli adulti.

In questo periodo della vita diventano fondamentali gli amici, che non sono più dei compagni di giochi ma dei confidenti e delle persone con cui confrontarsi. La figura dell’amico del cuore acquisisce grande importanza, ci si sente più sicuri quando si è con lui, lo si vede spesso come una figura da imitare, da cui trarre spunto per formarsi una propria identità. L’adolescente, maggiormente libero di muoversi in modo autonomo, ha la possibilità di incontrare nuove persone e scegliere i propri amici, che non sono più soltanto i compagni di scuola o i vicini di casa, ma ragazzi incontrati nei modi più svariati. Si sente l’esigenza di fare parte di un gruppo di coetanei, con cui trascorrere il tempo libero, condividere interessi, confrontarsi.

Naturalmente accanto ai vantaggi dell’appartenere ad un gruppo, si possono intravedere degli aspetti negativi: protetti dal gruppo ci si sente forti e si possono commettere azioni sconsiderate, dettate da sensazioni di onnipotenza, o si possono assumere comportamenti contrari ai propri principi per la paura di contraddire il gruppo e rimanere soli.

Di fronte a tutti questi cambiamenti, alle novità che coinvolgono l’adolescente ma anche la sua famiglia, il genitore adeguato è quello che riesce a fornire protezione, pur rispettando l’ autonomia del figlio, per aiutarlo nella ricerca della propria individualità senza farlo sentire solo, e purtroppo al riguardo, non sono ancora stati scritti manuali!!


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia


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