Mio figlio omosessuale


Al giorno d’oggi in quasi tutti gli stati dell’America è stato riconosciuto come legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso; in numerosi paesi è già possibile per una coppia gay adottare dei figli…eppure molti genitori ancora si sconvolgono di fronte ad un figlio gay.

La scoperta di avere un figlio/a gay per un genitori diventa in certi casi un evento traumatico e difficile: nessun genitore, alla nascita di un figlio, si immagina che potrà essere “diverso” nelle proprie tendenze sessuali.

Ogni genitore si impegna per crescere nel modo migliore il proprio figlio e dargli le regole di vita che gli permettano di essere accettato nella propria società: durante questo processo di crescita i genitori si ritrovano a proiettare, consapevolmente e inconsapevolmente, speranze e sogni irrealizzati sui figli, in una sorta di processo di riscatto generazionale.

Questo processo si ripete fino a quando arriva la rivelazione shock: “Papà, mamma… vi devo dire una cosa: io sono omosessuale!”.

Con questa frase inizia un difficile e doloroso per tutti i membri del sistema familiare. Diverse sono le emozioni che attraversano l’animo dei genitori: rabbia, colpa ma anche la volontà di accettare questa nuova immagine dei figli.

Molti articoli hanno già discusso quanto sia difficile essere un genitore, per alcuni lo è ancora di più esserlo di ragazzi omosessuali perchè la famiglia si trova a dover fare i conti con una nuova realtà, di cui spesso non sa quasi nulla.
In questa situazione genitori e figli sperimentano un’emozione comune: la paura. Da figli si teme di non essere accettati, da genitori si ha paura ad accettare un figlio “diverso” dalle aspettative.

E’ innegabile che spesso i genitori sono influenzati dagli stereotipi e dai luoghi comuni che riguardano la sessualità, per questo motivo rischiano di reagire in modo imprevedibile: alcuni genitori avvertono una forte rabbia nei confronti del figlio perchè gli sta provocando tanto dolore, altri si sentono in colpa per l’omosessualità del figlio e tentano di “curarlo” (non a caso la domanda più frequente che si sente rivolgere un terapeuta è :“Dottore sono responsabile dell’omosessualità di mio figlio?”). Queste “cure” casalinghe consistono spesso nel proporre al figlio di “sforzarsi” di uscire con un partner di sesso opposto, o di sottoporsi a terapie psicologiche. Nonostante sia sconvolgente pensare a certi atteggiamenti da parte dei genitori non dobbiamo mai dimenticare che intorno a quest’argomento ruota ancora molta ignoranza riguardo le circostanze che portano all’omosessualità.

La rivelazione della propria omosessualità da parte del figlio, ormai denominata all’inglese coming-out (to come out of the closet: uscire fuori dall’armadio), sopraggiunge spesso sopo un lungo percorso di accettazione e d’integrazione del ragazzo.

Dopo questa difficile rivelazione spesso i genitori reagiscono con un’estrema chiusura: essi possono provare un gran senso di fallimento e di colpa, insieme a sentimenti di vergogna e imbarazzo. Questi vissuti possono portano i genitori verso l’isolamento sociale, cosa che non migliora certo la condizione già critica in cui si trova il giovane.

A volte inoltre ci vuole molto tempo prima che i genitori siano in grado di placare la propria rabbia e riallacciare il dialogo con il figlio; è superfluo dire che il figlio non sempre è disposto a riaccogliere a braccia aperte un genitore dopo essersi sentito tanto attaccato e criticato. Si viene quindi a creare una rottura ed una ferita che si alimenta con rabbia e sentimenti di rifiuto sperimentati alternativamente prima da una parte e poi dall’altra.

Come dovrebbero comportarsi dunque i genitori di fronte a questa rivelazione?

E’ molto difficile dare consigli al riguardo senza sfociare nel perbenismo, però la cosa migliore che un genitore possa fare è anzitutto quella di evitare comportamenti impulsivi ed automatici che possono essere dettati dai pregiudizi e dalla scarsa informazione, quindi la prima cosa da fare è documentarsi molto bene sull’argomento.
Inoltre è bene chiedere aiuto ad un professionista quale psicologo o psicoterapeuta, che possa supporto i genitori, che sappia fornire spiegazioni chiare e rispondere ai dubbi e che li aiuti a razionalizzare i loro timori ed elaborare la loro sofferenza.

Vorrei concludere sottolineando come il coming-out di un figlio sia in realtà il suo desiderio di vivere ed amare secondo il suo bisogno. Inoltre la rivelazione da parte di un figlio ai genitori è anche segno della sua maturità e della sua fiducia nei confronti della propria famiglia, che, come deve aver sempre fatto, è chiamata ad amare.


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia


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