Organizzarsi efficacemente


In ambito professionale, e aggiungerei non solo, l’efficacia organizzativa viene spesso associata ad un miglior funzionamento e quindi rendimento lavorativo, nonché economico. Il saper utilizzare in modo efficace e produttivo le risorse che un’organizzazione, di qualsiasi natura, mette a disposizione, comporta la capacità di portare tale organizzazione ad un livello di sviluppo crescente e dinamico.

L’efficacia organizzativa implica, oltre che una buona prestazione, tangibile a livello di fatturato e di collocamento nel mercato, anche aspetti psicologici e sociali dal momento che è imprescindibile dalle persone che vi operano.

Se l’organizzazione scorre in modo fluido e senza eccessivi intoppi, ne deriveranno lavoratori soddisfatti, maggiormente coinvolti nella loro attività e pertanto meno dediti a sprechi e perdite di tempo.

Negli ultimi vent’anni si sono affermati due approcci, tutt’oggi molto utilizzati nella psicologia del lavoro, per comprendere e definire al meglio la portata applicativa di tale costrutto: l’approccio dei valori concorrenti e quello dell’efficacia organizzativa collettiva.

L’efficacia organizzativa collettiva

L’approccio, di più recente formulazione (1997), venne sviluppato per la prima volta dallo psicologo sociale Bandura che si concentrò maggiormente sulle percezioni dei lavoratori (da qui la definizione di collettiva) in merito alla capacità dell’organizzazione di garantire un’adeguata prestazione professionale e di perseguire gli obiettivi prefissati.

Bohn (2010) integrò le riflessioni di Bandura identificando a sua volta tre dimensioni dell’efficacia organizzativa:

  • comprensione della missione organizzativa;
  • collaborazione tra lavoratori;
  • resilienza della collettività agli ostacoli.

L’approccio dei valori concorrenti

Proposto per la prima volta nel 1981 da Quinn e Rohrbaugh, tale approccio definisce come criteri di efficacia aspetti eterogenei, tra cui quelli economici e organizzativi, individuandone un totale di 17.

I criteri vengono poi clusterizzati in tre macrocategorie di dinamiche organizzative:

  • l’attenzione ai bisogni delle persone contrapposta all’attenzione rivolta a risorse e mezzi;
  • l’attenzione alla stabilità e al controllo, antitetica alla flessibilità al cambiamento;
  • l’attenzione agli obiettivi organizzativi di breve termine contro quelli di lungo termine.

Secondo gli autori, l’efficacia organizzativa deriva dall’equilibrio che si viene a creare tra i fattori di queste macrodimensioni.

La letteratura in merito, sebbene variegata, è ormai concorde nel definire l’efficacia organizzativa come la capacità di essere versatili e attenti ai molteplici aspetti che concorrono all’interno di un’organizzazione.

La percezione dell’efficacia organizzativa si identifica come costrutto sovraordinato, che tiene conto di molteplici aspetti e fattori, integrati in un’unica dimensione valutativa.

Le valutazioni oggettive di tale costrutto permettono a manager e consulenti di visualizzare le aree problematiche che possono minare l’efficacia e la produttività lavorativa, creando in tal caso strategie per migliorarne il funzionamento.

Un costrutto tanto complesso e multidimensionale non può inoltre non tener conto delle opinioni dei lavoratori ai diversi livelli della gerarchia organizzativa, considerandoli come parte essenziale per la buona riuscita dell’efficacia stessa.

Riferimenti bibliografici

Bandura A. (1997), Self efficacy: The exercise of control, W.H. Freeman and Company, New York;

Bohn J. (2010), Development and exploratori validation of an organization efficacy scale, Human Resource Development Quarterly, 21, 227-251;

Quinn R., Rohrbaugh J. (1981), A competing values approach to organization effectiveness, Public Productivity Review, 2, 122-140

 


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L'autore - Marianna Roglio



Marianna Roglio (Bergamo, 1988). Psicologa laureata con lode in Psicologia Clinica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Fortemente interessata verso l'area clinica e della salute, in particolare verso la psicosessuologia, la psicologia forense e la psicologia del lavoro. Attualmente impegnata come psicologa del lavoro, ha partecipato a progetti di ricerca in contesti ospedalieri atti a valutare la qualità di vita del paziente con patologia organica e lavorato come educatrice nelle scuole primarie con bambini con difficoltà scolastiche.

Marianna Roglio ha pubblicato 12 articoli su GocceDiPsicologia


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