Reagire ad un lutto


Perdere una persona cara è purtroppo una esperienza che accomuna la vita di tanti di noi. Non esiste un manuale che ci aiuti a superarla, ognuno la vive a modo proprio.

Il bagaglio esperienziale che ci portiamo dietro, la profondità del rapporto avuto con il defunto, la nostra personalità, le circostanze che hanno portato alla morte, improvvisa o meno, del nostro caro sono tutti fattori che incidono sul modo di affrontare un lutto.

Il dolore fa da cornice ai molteplici sentimenti che si provano in queste circostanze quali rabbia, tristezza, negazione della realtà, disperazione, sconforto, senso di impotenza e le reazioni più frequenti sono il pianto, la chiusura in se stessi, le alterazioni dell’umore e del comportamento.

Karl Abraham definisce questo momento come “emorragia interna”, l’aiuto degli altri è vissuto come un’invasione e primeggia la sensazione che “nessuno può comprendermi”. L’elaborazione di un lutto è un processo lungo e talvolta complicato, e implica una elaborazione graduale del dolore.

La psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, divideva il processo di lutto in cinque fasi che spesso si sovrappongono e si succedono, anche ripetendosi nel tempo:

  • Negazione della realtà e isolamento: La realtà è vissuta in maniera troppo dolorosa per cui la si nega. Si tratta di un meccanismo di difesa che ci permette di attenuare l’intensità del dolore. E’ una risposta psicologica temporanea.

  • Rabbia: Quando gli effetti della negazione della realtà e dell’isolamento cominciano a svanire, la realtà ed il dolore riappaiono nella loro intensità. Iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura. La frase più frequente in questa fase è “perché proprio a me?” La rabbia si può orientare verso il soggetto che ci ha provocato il dolore (ciò genera anche sensi di colpa per la rabbia provata) o verso la propria fede. Si prova un profondo senso di disillusione e sfiducia verso quanto fino a quel momento creduto e la propria scala dei valori subisce un radicale mutamento.

  • Negoziazione: Si tenta di reagire cercando delle risposte o trovando soluzioni per spiegare o analizzare l’accaduto.

  • Depressione: Le manifestazioni più tipiche sono umore depresso, sentimenti di tristezza, inappetenza, crisi di pianto, agitazione e scarsa concentrazione. La maggior parte delle persone ha la sensazione che il defunto sia in qualche modo ancora presente.

  • Accettazione: Non si nega più, non si cancella la realtà, ma la si accetta. La persona tenta di tornare alla normalità. Durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata.  La durata di questa fase è variabile e non tutti riescono a raggiungerla.

 

Dopo una perdita importante possono presentarsi sintomi a livello cognitivo, emozionale, comportamentale, somatico e relazionale.

  • A livello cognitivo: difficoltà di concentrazione, lievi stati confusionali, disorientamento, illusioni sensoriali, pensieri ricorrenti relativi al proprio caro e alle circostanze della sua morte.

  • A livello emozionale: paura, rabbia, solitudine, tristezza, disperazione, stordimento.

  • A livello comportamentale: pianto, disturbi del sonno, diminuzione delle attività quotidiane, isolamento, disturbi del comportamento alimentare, dipendenza dagli altri.

  • A livello somatico: diminuzione dell’energia, dolori muscolari, sintomi somatici d’ansia (tachicardia, vertigini, cefalea, ecc.), alterazioni dell’attività neuroendocrina e immunitaria;

  • A livello relazionale: i sintomi sopraelencati interferiscono con la vita sociale dell’individuo.

Un meccanismo di gestione del dolore è quello di “darsi e farsi una ragione” cioè si ricorre alla ricerca di ragioni e nessi logici che diano un “senso” alla perdita subita. Ciò aiuta ad accettare la perdita razionalizzandola.

L’elaborazione del lutto è un processo che continua lungo il corso della vita, poiché il legame con la persona defunta rimane vivo dentro di noi, impresso nella nostra memoria, nei nostri ricordi. Piuttosto che accettare e superare il lutto, si impara a conviverci.

 

Qualche consiglio

Evitare il dolore è controproducente. Soltanto attraversandolo intensamente, potrà essere superato ed integrato nella propria esistenza. Piangere è utile e liberatorio: la persona che abbiamo perso, inutile negarlo, era un bene insostituibile e ci mancherà per sempre. Quindi non bisogna reprimere i sentimenti, bisogna dare libero sfogo alle emozioni.

Non chiudersi in se stessi. “Condoglianze” viene da cum-dolere, cioè “soffrire con”. Condividere il dolore con amici e parenti aiuta a sentirsi meno soli e soprattutto sostenersi a vicenda può essere di grande conforto.

Riadattarsi a una nuova normalità della vita e reinvestire emotivamente nella vita. La persona scomparsa continuerà a vivere nei ricordi, ciò non deve impedire ala nostra vita di continuare il suo naturale svolgersi. Creare delle nuove abitudini, trovare delle nuove motivazioni ci aiuterà a dare un nuovo senso alla nostra vita.

Purtroppo non esiste una cura universale, perché non esistono tempi standard per tutti. Esistono persone che escono fortificate del dolore affrontato e rassegnate sono pronte a ricominciare. Ci sono soggetti che invece restano sotto shock perché non riescono ad accettare la triste realtà e ad andare avanti. In questi casi è utile un sostegno esterno che possa offrirci gli strumenti adatti a trovare un po’ della serenità perduta.

 


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L'autore - Barbara Figuera



Sono la dottoressa Barbara Figuera, pedagogista laureata presso l'Università degli Studi di Catania con laurea triennale in Scienze della Formazione e laurea specialistica in Scienze Pedagogiche. Ho conseguito un corso di perfezionamento in "Tecniche comportamentali per bambini con disturbi autistici ed evolutivi globali" e un corso di specializzazione in "Coordinamento pedagogico dei servizi educativi per l'infanzia". Ho ampliato la mia formazione con altri corsi di formazione inerenti il campo della progettazione educativa e della gestione delle risorse umane.

Barbara Figuera ha pubblicato 13 articoli su GocceDiPsicologia


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