Sindrome da Alienazione parentale…una testimonianza di vita


In seguito all’articolo pubblicato sulla PAS una lettrice ci ha contattate scrivendoci che in passato ha sofferto di questa sindrome e si è detta disponibile a rilasciare un’intervista. Vorrei ringraziarla a nome mio e di tutto lo staff di GocceDiPsicologia, perché ci vuole coraggio per farsi avanti e raccontarsi agli altri.

Questa ragazza ci ha fatto un gran regalo con le sue parole ed io spero che possa essere d’esempio a tanti altri lettori…

 

Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona” (Jung)

 
 

Intervistatore: Quanti anni aveva quando si sono separati i suoi e a chi è stata affidata Lei?

Lettrice: Quando i miei genitori si sono separati, e di conseguenza mio padre è andato via di casa, avevo poco più di 7 anni. Sono stata affidata a mia madre.

I: Verso quale genitore erano rivolti i suoi sentimenti di ostilità e alienazione?

L: Verso mio padre.

I: Com’erano i rapporti con il genitore alienato prima della separazione?

L: Molto buoni, ricordo che mi veniva a prendere a scuola, era sempre molto puntuale, e mi coccolava con piccoli doni, anche solo qualche caramella. Nel weekend mi portava da mia zia dove giocavo con mio cugino. Mi piaceva molto stare con papà e non ho ricordi negativi del tempo passato con lui.

I: Come si è manifestata la Sindrome di Alienazione Parentale nel suo caso? Che tipo di comportamento ricorda di aver avuto?

L: Ricordo che mia madre ha iniziato a non volere che frequentassi più mio padre quando ha saputo che lui si era fidanzato, dopo due anni di separazione, e che avevo conosciuto la sua nuova compagna. Da lì in poi, mia madre ha sempre voluto tenermi lontana da mio padre, creando numerosi litigi e conflitti familiari che mi spaventavano, coinvolgendo anche i miei nonni materni e paterni. Numerose volte sono intervenute anche le forze dell’ordine.

I: Che sentimenti ricorda di aver provato durante quel periodo?

L: Ero molto triste, e tendevo a non voler parlare a nessuno di papà, per evitare che “mamma si arrabbiasse”. Col tempo ho capito che tendevo a non voler parlare dell’argomento “papà” e della sua famiglia, per far sì che non accadessero più episodi violenti o litigi nella mia famiglia. Così tendevo a dimenticarlo, a non chiamarlo e a non voler essere nemmeno cercata da lui.

I: Come si comportava il genitore denigrato nei suoi confronti?

L: Mi cercava molto spesso, mandava lettere scritte a mano a casa che non mi sono mai state consegnate, a volte mi veniva a prendere quando percorrevo il tragitto scuola-casa quando andavo alle scuole medie, quando ormai ero parecchio cresciuta. Indubbiamente mi contattava, mentre io ero indisponente e creavo un muro giorno per giorno con lui, ogni giorno sempre più spesso e resistente. Mio padre mi cercava, mi chiedeva come stavo, di chiamarlo e che se volevo potevo andare da lui quando avrei voluto. Non parlava male di mia madre. Tentava di parlare con me come sempre.

I: Qualcuno Le ha mai diagnosticato espressamente la Sindrome da Alienazione Parentale?

L: No. Mi sono documentata su internet in numerosi siti che trattano di questa tematica e anche su siti di psicologia, come il vostro. Mi sono riconosciuta perfettamente nelle varie testimonianze e nelle varie storie. Ho riscontrato moltissimi “sintomi” che mi facessero capire che l’avessi subita, e l’ho capito da sola.

I: Quali furono le conseguenze di questa situazione?

L: A mano a mano che rifiutavo mio padre e tutto ciò che riguardava lui e la sua famiglia d’origine, non l’ho più visto per 10 anni. E ora ho 20 anni. Ho perso mio padre per metà della mia vita. Anni della mia adolescenza e formazione che non torneranno mai più.

I: Ha fatto interventi psicoterapici durante quel periodo?

L: Sì, mio padre si preoccupò di mandare due psicologhe a casa, per vedere come mai mi comportassi in quel modo, ma c’era con me mia madre. Mi pare che avessi voluto che ci fosse anche lei, anche se l’ordinanza del giudice diceva che avrei dovuto essere da sola. La mia paura era quella di essere sincera, e che se mia madre avesse scoperto qualcosa, si sarebbe arrabbiata e avrebbe ricreato quei disagi e conflitti familiari che tanto temevo.

I: Quando ha iniziato ad avere consapevolezza che il suo comportamento ostile verso quel genitore fosse per lo più immotivato?

L: Circa all’inizio del 2014, quando avevo compiuto 20 anni. I rapporti con mia madre si sono deteriorati, infatti ho notato che ho molto il carattere di mio padre e mia madre è una persona che non ammette compromessi. Quindi mi è egoisticamente mancato un genitore, e ho deciso di ricontattarlo. Lui mi ha spiegato come sono andate le cose, assieme alla mia nonna paterna, e ho come messo a posto il grande puzzle della mia vita quando i miei genitori si sono separati. Ho fatto ricerche su internet e su manuali di psicologia, e ho capito che ho commesso un grave errore rifiutando mio padre. Purtroppo ero troppo piccola per capire.

I: Che tipo di rapporto ha oggi con entrambi i genitori?

L: Con mia mamma il rapporto è molto conflittuale. E’ molto inflessibile e non accetta che io sia cresciuta e prenda le mie decisioni autonomamente. Con mio padre, invece, va tutto meravigliosamente. Ho riscoperto un genitore che avevo perso, una parte importante di me. Un padre!

I: Quali sono oggi i sentimenti che avverte rispetto a quegli anni?

L: Risentimento: dentro di me ho perdonato mia madre, ma nutro ancora rancore per quello che mi ha fatto, soprattutto perché lei stessa non si rende conto della gravità di ciò che ha fatto. Persevera nel dire che mio padre è una cattiva persona, da non frequentare.

Vorrei poter tornare indietro e non commettere gli stessi errori. Magari sarei cresciuta in modo diverso…


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L'autore - Michela Paccamiccio



Michela Paccamiccio. Psicologa dell'età evolutiva. Specializzanda presso l'Istituto di Terapia Relazione Integrata. Laureata presso l'Università di Roma "La Sapienza"; in seguito alla laurea ha lavorato per alcuni anni come collaboratrice di cattedra, in questo periodo ha pubblicato il suo lavoro di tesi, riadattato, nell'articolo: "Incidenti e alcol: i giovani non sanno o non vogliono sapere? di Paccamiccio M., Carbone P., Casini E. (2012), in Sistema salute. La rivista di educazione sanitaria e promozione della salute, 56 (3), 406-415. Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica presso il Centro di Alta Formazione Cenaf.

Michela Paccamiccio ha pubblicato 9 articoli su GocceDiPsicologia