Sopravvivere ai compiti scolastici #2


Riprendendo l’ultimo articolo sull’argomento “Sopravvivere ai compiti scolastici”, voglio ricordare che quando descritto da qui in poi non vuole essere un manuale universale per rendere magico il momento compiti, l’intento è piuttosto quello di delineare suggerimenti e spunti di riflessione che possano aiutare i genitori a gestire con più competenza i compiti scolastici dei figli, favorendo gradualmente (ove possibile) la loro autonomia.

CONOSCERE VOSTRO FIGLIO. Ribadisco l’idea esposta in precedenza, ogni bambino è unico! Ognuno ha un suo specifico modo di apprendere, specifiche abilità e specifici tempi per imparare. C’è chi impara le tabelline in pochi giorni e chi dopo mesi ancora confonde 6×9 con 7×8. C’è chi fin da subito si mostra più indipendente e prosegue da solo, chi invece richiede di essere costantemente affiancato e chi ha reali difficoltà e ha bisogno di un aiuto differente. Le strade per apprendere, poi, sono infinite: alcuni bambini prediligono strategie e metodi che altri trovano invece impossibili da automatizzare. Conoscere il proprio bambino significa capire quali sono i suoi punti di forza e di debolezza, capire quali strategie utilizza con successo, o quali materie studia con più facilità. Se è molto bravo a comprendere i problemi di geometria, ma quelli di matematica sembrano proprio arabo per lui, forse predilige un apprendimento mediante immagini visive. Aiutatelo a “disegnare” anche il problema di matematica: se diventa più semplice risolverlo non era svogliato, semplicemente affrontava il compito con una strategia meno adeguata a sé. Prima di etichettarlo come svogliato, fannullone o pigrone, bisogna fare uno sforzo per capire la reale origine delle sue difficoltà.

NIENTE CONFRONTI. Come accennato prima, tornando all’unicità di ogni bambino, i confronti con fratelli e sorelle maggiori sono assolutamente da evitare: non portano ad una soluzione e rischiano di minare autostima e senso di efficacia di chi i compiti li deve fare proprio ora! Sareste contenti se sul posto di lavoro il vostro capo vi ricordasse continuamente quanto poco tempo impieghi il vostro collega per concludere lo stesso lavoro che state facendo voi? Allo stesso modo, anche i confronti con i compagni sono sconsigliati, oltre che piuttosto antipatici. Se proprio non riuscite a NON far notare a vostro/a figlio/a che il suo compagno ha preso 9 nello stesso compito in cui lui ha preso 5, usate il confronto per suggerire di studiare insieme al compagno, che probabilmente ha trovato una strategia migliore per studiare quello specifico argomento.

LO SPAZIO. Esiste un tempo e un luogo adatto ad ogni attività. Fare i compiti davanti alla TV, durante i cartoni animati non è sicuramente un buon momento. È preferibile organizzare uno spazio dedicato ai compiti e allo studio, dove lo studente possa concentrarsi senza essere disturbato continuamente e dove poter facilmente trovare tutto ciò che gli occorre per svolgere i compiti senza doversi alzare ogni minuto a recuperare righello, carta millimetrata o libri vari. Inutile dirlo, lo spazio ideale è costituito dalla cameretta del bambino, ma qualora non vi fosse la possibilità di utilizzare quello spazio dovrete essere in grado di organizzare insieme a vostro figlio un luogo adeguato dove poter stare seduto comodamente (i compiti non si fanno sul divano) e dove poter avere sufficiente spazio per libri e materiale vario. Appare importante scegliere un luogo che resti abbastanza fisso, cambiare tavolo di lavoro ogni settimana tende a distrarre. Pare scontato ma è sempre meglio specificarlo: il luogo scelto per fare i compiti dovrebbe essere lontano da attraenti distrazioni: fare i compiti a fianco del fratellino più piccolo che gioca insieme a mamma o nella stanza adiacente a quella in cui la sorella si esercita con il flauto sarebbe complicato anche per il più diligente studente!

I TEMPI. Quando far fare i compiti? È una domanda che prevede una semplice risposta, ma che risulta complessa da applicare ad ogni singola famiglia. Il momento migliore per fare i compiti è quello in cui il bambino è più riposato, ovviamente. Questo momento però spesso collude con le necessità della famiglia e con gli impegni di chi di solito affianca il bambino nello svolgimento dei compiti. Il tempo in cui fare i compiti è davvero importante e non sempre coincide con il momento immediatamente successivo al pranzo. Alcuni bambini hanno realmente bisogno di un po’ di svago dopo pranzo prima di iniziare a fare i compiti. Arrivano da una faticosa giornata sui banchi di scuola, mangiano a casa, chiacchierano e raccontano la giornata, ma alcuni di loro necessitano di mezz’ora di gioco libero o di relax davanti alla televisione prima di poter avere nuovamente un livello di concentrazione adeguato allo svolgimento dei compiti. Osservare il vostro bambino e le sue abitudini può aiutarvi a capire quando è il momento migliore per i compiti. Sconsigliato, soprattutto alla scuola primaria, scegliere la sera come momento ideale per fare i compiti. Il tempo dei compiti, andrebbe inoltre concordato con loro: non tutti hanno ben chiara la scansione temporale della giornata e sapere quando è tempo di fare i compiti e quando invece è tempo di giocare, li aiuta a scandire il tempo e ad organizzarsi. Per i primi anni della scuola primaria questa organizzazione del tempo sarà supervisionata e gestita principalmente da voi genitori, lasciando gradualmente spazio per le sue idee e la sua preziosa collaborazione.

IL MATERIALE. È importante che prima di iniziare i compiti si abbia pronto il materiale necessario, per evitare di doversi continuamente alzare. Preparare il materiale subito dopo aver controllato il diario, allena le capacità organizzative e di previsione. Sapere di dover completare un compito di Ed. tecnica o artistica deve far preparare sin da subito pennarelli, pastelli, righello e altro materiale necessario. Se a scuola il bambino utilizza particolari strumenti (calcolatrice, tavola pitagorica, riga dell’alfabeto) deve poter utilizzare gli stessi strumenti anche a casa. Se, conoscendo il vostro bambino, sapete che ogni scusa è buona per alzarsi a fare un giretto per casa perdendo minuti preziosi, puntate molto sull’acquisizione delle abilità organizzative, spronatelo a preparare tutto il materiale e provate, almeno all’inizio, ad anticipare le sue mosse. Sapete già che dopo pochi minuti si alzerà per versarsi un bicchiere d’acqua? Anticipatelo e lasciate sul tavolo acqua e bicchiere. Mentre esegue i problemi di matematica ha sempre voglia di uno snack? Preparatelo voi e abituatelo a pensare da solo a questi aspetti.


Condividi questo articolo

 
     

L'autore - Valentina Lombardi



Valentina Lombardi (Saronno, 1986). Psicologa ad indirizzo clinico e dell’età evolutiva. Specializzanda in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso la scuola ASIPSE di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in valutazione, diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed è applicatrice del Metodo Feuerstein PAS Standard. Come libera professionista si occupa principalmente di consulenza psicologica ad adulti, adolescenti e bambini, DSA e difficoltà scolastiche, potenziamento cognitivo, problemi comportamentali ed emotivi, ansia, depressione, e addestramento al rilassamento.     Seguila su Facebook, Twitter e Google+

Valentina Lombardi ha pubblicato 30 articoli su GocceDiPsicologia


Tag: