Sopravvivere ai compiti scolastici #3


Continua la panoramica su possibili strategie per gestire il momento dei compiti scolastici. Vorrei in questa sede introdurre l’importanza di utilizzare il planning.

DA DOVE COMINCIO? IL PLANNING. Organizzare l’ordine in cui eseguire i compiti è davvero complesso e i vostri figli, soprattutto se all’inizio della loro avventura scolastica, potrebbero non essere in grado di farlo da soli e avranno bisogno del vostro aiuto per diverso tempo. Una volta aperto il diario, il consiglio che do sempre è quello di stilare un planning, ossia uno schema di organizzazione del tempo e dei compiti da fare. Questo schema prevede una serie di caselle in cui indicare l’ordine di svolgimento delle materie, l’orario di inizio e fine di ogni attività e il tempo effettivamente impiegato. Va compilato prima di iniziare a svolgere i compiti e prevede una serie di abilità che non tutti possiedono sin dai primi anni della scuola primaria. È necessario saper dare una priorità ai vari compiti da svolgere: solitamente si consiglia di iniziare prima dai compiti più urgenti, passando poi a quelli più lunghi e complessi, lasciando per ultime attività semplici o che non richiedano particolare attenzione (come ad esempio colorare un disegno o ricalcare una cartina geografica su un lucido). Quando i compiti sono molti diventa importante alternare attività lunghe e complesse con altre più semplici e rilassanti. Questa è l’indicazione che di solito fornisco alle famiglie, dopo aver conosciuto il bambino. A volte il mio consiglio, proprio grazie alla conoscenza del bambino, è quasi opposto: ci sono bambini che preferiscono togliere di mezzo il maggior numero di attività semplici per dedicare tutto il tempo restante ad un’unica attività lunga e difficile. In ogni caso, ogni determinato lasso di tempo, e dopo un’attività complessa, lunga o noiosa è sempre consigliabile inserire nel planning anche una pausa, per svagarsi qualche minuto e recuperare l’attenzione necessaria allo svolgimento delle attività successive. A metà pomeriggio, una pausa più lunga per fare merenda è più che consigliata! Le pause vanno stabilite anche in base ai normali tempi di attenzione del bambino, saranno più frequenti nei primi anni della primaria e saranno frequenti anche alle medie se i tempi di attenzione sono ridotti, se vi è una costante necessità di alzarsi e sgranchirsi le gambe o se il ragazzo è facile all’affaticamento o alla noia. È meglio “perdere” 5 minuti per una pausa girovagando per casa piuttosto che condizionare la successiva ora di compiti perché ci si trascina in una condizione di affaticamento fisico o mentale.

Grazie all’indicazione scritta dell’ora di inizio e di quella di fine, il bambino sa già, prima di iniziare i compiti, quanto tempo dovrà dedicare ai compiti. Se ha lasciato troppi compiti da svolgere all’ultimo momento, si accorgerà di avere un planning lunghissimo e probabilmente anche di non fare in tempo a svolgere tutto quanto: questo gli servirà per organizzarsi meglio la prossima volta. Un altro utile elemento del planning è l’indicazione del tempo totale impiegato per una determinata attività che, confrontato con l’effettiva ora di fine, può dare informazioni importanti sulla sovrastima o sottostima delle proprie capacità e dei tempi per fare una determinata attività. Se indicasse 15 minuti per svolgere 4 problemi di matematica, e ne impiegasse invece 40, si renderebbe necessaria una piccola riflessione: Come mai ho impiegato tutto questo tempo? Mi sono distratto troppe volte oppure i problemi erano davvero troppo complicati? La prossima volta, di fronte a un compito simile impiegherò meno tempo di oggi o dovrò stare attento a ritagliarmi uno spazio maggiore?

Molte persone alle quali ho suggerito questa strategia la ritengono poco utile perché “fa perdere tempo” “non serve a nulla” “non la sa applicare da solo e ha sempre bisogno di me”. Tutte queste obiezioni sono in parte vere, nessuno ha mai detto che stilare un planning sia semplice o immediato, se così fosse non ci sarebbe bisogno di insegnarlo. Il planning fa inizialmente perdere tempo ovviamente, si tratta di uno strumento nuovo e bisogna imparare ad usarlo, spesso inoltre non c’è una buona concezione del tempo e viene compilato in maniera imprecisa. Non importa! L’importante è che si prenda l’abitudine di utilizzarlo, si imparerà strada facendo ad utilizzarlo al meglio. Consiglio l’uso del planning a chiunque abbia un figlio che fa i compiti a casa. È uno strumento utile davvero a tutti e che ha molte potenzialità. Tra le tante, aiuta a programmare il pomeriggio, ad individuare compiti facili e difficili, a darsi delle priorità e a stabilire che non ci sono impegni ma che anche le pause vanno programmate. È uno strumento che prepara ad un’abilità organizzativa più ampia, da usare nella quotidianità, anche e soprattutto nel futuro, quando gli impegni non riguarderanno più 30 minuti di compiti scolastici ma a questi si aggiungeranno lo studio, le visite mediche, la palestra, il lavoro, le varie commissioni ecc..


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L'autore - Valentina Lombardi



Valentina Lombardi (Saronno, 1986). Psicologa ad indirizzo clinico e dell’età evolutiva. Specializzanda in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso la scuola ASIPSE di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in valutazione, diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed è applicatrice del Metodo Feuerstein PAS Standard. Come libera professionista si occupa principalmente di consulenza psicologica ad adulti, adolescenti e bambini, DSA e difficoltà scolastiche, potenziamento cognitivo, problemi comportamentali ed emotivi, ansia, depressione, e addestramento al rilassamento.     Seguila su Facebook, Twitter e Google+

Valentina Lombardi ha pubblicato 30 articoli su GocceDiPsicologia


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