Sopravvivere ai compiti scolastici #4


In questo penultimo articolo della serie “Sopravvivere ai compiti” voglio approfondire il ruolo dell’adulto che affianca il bambino nello svolgimento dei compiti.

IL RUOLO DELL’ADULTO. L’adulto che segue il bambino, sia esso il genitore, il nonno o la baby sitter, hanno un importante ruolo soprattutto all’inizio della scuola. Hanno il compito di aiutare il bambino a scandire i tempi della giornata e a rispettarli, lo aiutano ad organizzare il lavoro e a decidere quali compiti fare prima. Prendersi del tempo per leggere insieme il diario, facendo un riepilogo dei compiti da fare per i giorni seguenti aiuta il bambino a crearsi un quadro mentale di ciò che va fatto in vista della preparazione del planning. Ogni singolo esercizio deve essere guardato insieme per poter capire la consegna e permettere al bambino di proseguire da solo. I compiti vanno corretti alla fine, abituate il vostro bambino a provarci da solo e a controllare insieme a voi quanto fatto, dopo aver concluso l’attività. All’inizio stabilite insieme i momenti di controllo e revisione e assicuratevi che siano piuttosto frequenti. Con il progredire della scolarità lasciate passare sempre più tempo in modo che possa gestirsi in autonomia. Mamma e papà devono essere pronti ad aiutare il proprio bambino, ma devono comunque ricordare che i compiti sono stati attribuiti a lui/lei per una specifica motivazione: insegnargli qualcosa di importante! Se un compito proprio non riesce, probabilmente è stato spiegato male, oppure è davvero troppo complesso. Nel primo caso offrite una seconda spiegazione per poi lasciar proseguire da solo. Nel secondo caso suggerite di abbandonare temporaneamente l’attività per riprenderla in un secondo momento, da solo o insieme a voi. Siate disponibili all’aiuto ma impedendo che diventi una scusa per chiamarvi in continuazione e costringervi a restare accanto a lui. Calma, serenità e disponibilità devono essere alla base del momento compiti, accompagnati però da tanta fermezza! Essere disponibili e sereni non significa sostituirsi al bambino nel fare i compiti, e non significa farsi abbindolare da ogni tentativo di rimandare le attività da svolgere. Il genitore restate comunque voi e se vostro figlio non è ancora in grado di capire le priorità della sua età è bene che glielo ricordiate voi.

DARE IL BUON ESEMPIO E RISPETTARE I RUOLI. Se i genitori sono i primi ad affermare, in presenza dei figli, che “fare i compiti non serve a nulla”, che “quell’insegnante affida compiti impossibili o davvero senza senso”, che “in quella classe i compiti sono tanti e non voglio che mio figlio passi tutto il pomeriggio sui libri”, come possiamo poi pretendere che i bambini accettino di buon grado il momento dei compiti? Come possiamo poi convincerli che li deve fare e che hanno un’utilità per il suo percorso scolastico? I genitori devono essere i primi a dare il buon esempio, supportando il bambino ma motivandolo a fare ciò che gli è stato chiesto di fare, perché questo lo aiuta a crescere e ad imparare. Fare i compiti non serve solo ad avere buoni voti a scuola, serve ad apprendere abilità importanti che nella vita gli serviranno. Un bambino di quarta elementare una volta mi ha detto “a cosa mi serve fare le frazioni? Quando sarò grande nessuno mi chiederà che come si scrive un decimo”. Mi è difficile pensare che un concetto di questo tipo possa nascere totalmente dalla mente di un bambino di quell’età. Qualche mese dopo, durante il colloquio con i genitori, la mamma mi supplica di creare motivazione scolastica nel figlio, utilizzando tuttavia una frase simile a quella del bambino, riferita ad un altro concetto scolastico, sminuendo il lavoro dell’insegnante.

Dovete essere voi genitori i primi a sapere a cosa servano i compiti. Molti appaiono davvero inutili, ognuno di noi nella propria carriera scolastica ha necessariamente avuto a che fare con compiti che ha giudicato un’inutile perdita di tempo. A volte però non è il contenuto del compito in sé ciò che davvero insegna qualcosa. Fare i compiti non è importante solo per stabilizzate le conoscenze acquisite nel corso della mattinata. Serve a diventare autonomi, a seguire delle istruzioni dopo averle comprese, a scoprire e ad applicare nuove strategie, a gestire il proprio tempo, a controllare i propri errori per imparare a non commetterne più di simili, a diventare responsabili.. Sono tante le abilità che vengono acquisite ed affinate durante il momento dei compiti, quindi anche il compito che apparentemente sembra non avere alcun senso, insegna qualcosa! Anche fare la cartella alla sera, prima di andare a dormire è un’attività che responsabilizza, aiuta ad organizzarsi, a prevedere cosa accadrà e soprattutto ad evitare inutili litigi e corse al mattino!

Sono d’accordissimo voi genitori, quando affermate che i compiti sono davvero tanti, che molti insegnanti assegnano qualche esercizio senza verificare che nel corso della settimana tutte le altre insegnanti hanno riempito il diario ognuna con i propri piccoli esercizi. Avete ragione e se la situazione diventa ingestibile per i vostri figli avete tutte le ragioni di farlo presente all’insegnante, ma lontano dalle orecchie dei vostri bambini! È questa una questione che va affrontata tra adulti, se avete necessità di chiarire con l’insegnante di vostro figlio il motivo di così tanti esercizi, parlatene con lei, senza coinvolgere il bambino. La figura dell’insegnante non andrebbe mai sminuita!


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L'autore - Valentina Lombardi



Valentina Lombardi (Saronno, 1986). Psicologa ad indirizzo clinico e dell’età evolutiva. Specializzanda in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso la scuola ASIPSE di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in valutazione, diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed è applicatrice del Metodo Feuerstein PAS Standard. Come libera professionista si occupa principalmente di consulenza psicologica ad adulti, adolescenti e bambini, DSA e difficoltà scolastiche, potenziamento cognitivo, problemi comportamentali ed emotivi, ansia, depressione, e addestramento al rilassamento.     Seguila su Facebook, Twitter e Google+

Valentina Lombardi ha pubblicato 30 articoli su GocceDiPsicologia


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