Sopravvivere ai compiti scolastici #5


Ultimi importantissimi consigli che spero possano essere d’aiuto a chi si trova a dover gestire una situazione tutt’altro che semplice come il momento dei compiti scolastici.

LODARE. Sempre! Per un compito ben riuscito, per un compito disordinato ma in cui si è dato il massimo, per un voto non proprio sufficiente ma giustificato da reali difficoltà. Le lodi sono importanti e troppo spesso sottovalutate. In realtà lodi e premi (intesi come gratificazioni e non come beni materiali) sono importanti modellatori del comportamento. Spesso si tende a dare castighi per i brutti voti e a lasciar passare inosservati i bei voti. Niente di più sbagliato: come motiviamo un bambino a studiare e ad impegnarsi se ignoriamo i risultati positivi? Esplicitare il motivo per il quale si sta lodando il bambino è molto utile (non solo nei compiti), poiché lo aiuta a capire quale dei suoi tanti comportamenti messi in atto è quello corretto. Vi permette inoltre di lodarlo per essersi impegnato anche se il risultato non è quello atteso, lo sprona a dare ugualmente il massimo anche senza raggiungere necessariamente il risultato sperato. Attenzione alle lodi del tipo “Sei sempre il più bravo” o “Ottimo, non sbagli proprio mai” che possono portare alla convinzione che quell’unica volta in cui capiterà di sbagliare, non sarà più il più bravo o non avrà fatto un ottimo lavoro. Accanto alle lodi, anche gli incoraggiamenti fanno molto bene al bambino e rafforzano la sua autostima. Di fronte ad un bambino di prima elementare, che dopo 20 pagine di scrittura della lettera G ancora fatica ad inserire il trattino, confondendola con la C, ripetere “ma dai è facile, basta che stai attento quando la scrivi ed impari come si fa” è piuttosto inutile oltre che frustrante, non insegna nulla su come si costruisce la lettera G e dimentica oltremodo il fatto che per noi è facile scrivere una G, ma quando anche noi riempivamo le prime pagine di quaderno, scrivere una lettera richiedeva infinite energie. Dire invece “G e C si confondono spesso, vero? Ti fanno gli scherzetti, ma vedrai che con il tempo diventerà sempre più facile che la G ha questo trattino che pare proprio strano e difficile da ricordare” suona in tutt’altro modo, siete d’accordo?

I COMPITI NON SONO STATI ASSEGNATI AI GENITORI. Questo è un punto fondamentale che non sempre è chiaro. I compiti sono stati assegnati al bambino, non all’adulto. Non ha davvero alcuna utilità sostituirsi allo studente nello svolgimento degli stessi. È meglio andare a scuola con un compito mal fatto o addirittura incompleto, piuttosto che mandarlo in classe con i compiti svolti alla perfezione dal genitore, senza che il bambino abbia capito come farli. Tanti genitori, per mancanza di tempo, per perfezionismo o semplicemente perché non sanno spiegare con parole adeguate un compito, preferiscono concluderlo loro e risolvere velocemente il problema. Le conseguenze di questa pseudo-strategia sono diverse: il bambino può innanzitutto capire che basta mostrarsi in difficoltà per evitare di dover fare i compiti; autonomia e responsabilizzazione saranno ostacolate e inoltre questo atteggiamento non favorirà il suo apprendimento: la maestra si accorgerà di questa sua lacuna solo al momento della verifica restandone molto sorpresa.

L’INSEGNANTE È A SCUOLA. Spesso il bambino ci chiede di spiegargli qualcosa che non ha capito o non sa fare. Cercate sempre di utilizzare lo stesso metodo dell’insegnante, se non lo conoscete prendete il libro o sfogliate sul quaderno gli esercizi precedenti in modo da fare il possibile per comprenderlo e rispiegarlo con più tranquillità. Coinvolgere il bambino in questa fase è fondamentale e ha un ottimo ritorno, chiedere di aiutarvi a capire cosa ha fatto la maestra in quell’esercizio sottolineerà il fatto che nemmeno voi sapete far tutto e che con calma e raccogliendo le informazioni necessarie tutto può essere imparato. Se le informazioni fornite non sono davvero sufficienti a capire il metodo utilizzato dall’insegnante, prima di utilizzare quello che conoscete voi chiamate un compagno per farvelo spiegare. L’ultima cosa da fare è utilizzare il metodo che hanno insegnato a voi quando andavate a scuola: potrà sicuramente essere utile per concludere i compiti, ma una volta a scuola l’insegnante non sarà probabilmente disposta ad accettare molti metodi diversi dal suo in classe e vostro figlio dovrà ugualmente imparare il metodo in uso. Se davvero il metodo insegnato a scuola non entra in nessun modo in testa a vostro figlio, mentre con il vostro metodo tutto diventa più semplice, prendete accordi con l’insegnante su come gestire quella difficoltà. Ciò che invece potete fare in ogni caso, è suggerire strategie e trucchetti che vi hanno in passato aiutato, senza tuttavia stravolgere il metodo insegnato. Fondamentale la collaborazione tra scuola e famiglia, molto importante la comunicazione e soprattutto il rispetto reciproco tra le parti.

NON ESISTONO SOLO I VOTI. È davvero importante essere sempre i migliori, i primi della classe a scuola? ed è così importante che i bambini abbiano paura di prendere un brutto voto a scuola, col timore di essere sgridati dai genitori? Il brutto voto deve poter essere comunicato con tranquillità in modo che si possa capire a cosa sia dovuto e che si possa agire per colmare eventuali carenze. Un brutto voto deve essere collegato ad un’attivazione per recuperare quei contenuti, e non alla paura di creare un dispiacere a mamma e papà. Tutti abbiamo preso voti poco carini, chi più e chi meno. Forse è capitato anche ai vostri bambini e probabilmente capiterà ancora, sono cose che si superano! Certo, se il brutto voto diventa davvero un’abitudine influisce sulla promozione allora il discorso da fare è più complesso. Bisogna chiedersi quali problemi ci sono, se vi siano oggettive difficoltà o se si tratti di scarso impegno.

Allo stesso modo, spronare il bambino ad impegnarsi maggiormente va bene, ma sottovalutare l’importanza e lo sforzo che ha fatto per raggiungere finalmente quel 6 non ha davvero alcuna utilità, oltre che risultare sminuente delle sue abilità e della sua autostima. Se il bambino viene responsabilizzato da subito a dare il giusto peso ai voti considerandoli come un giudizio su ciò che ha fatto nel momento esatto della verifica, e a valutare quanto realmente quel voto rifletta le sue reali capacità, diventerà sempre più autonomo nel regolare il proprio impegno e nel recuperare ciò che non ha compreso a sufficienza.


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L'autore - Valentina Lombardi



Valentina Lombardi (Saronno, 1986). Psicologa ad indirizzo clinico e dell’età evolutiva. Specializzanda in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso la scuola ASIPSE di Milano. Laureata con lode presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha conseguito un Master in valutazione, diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ed è applicatrice del Metodo Feuerstein PAS Standard. Come libera professionista si occupa principalmente di consulenza psicologica ad adulti, adolescenti e bambini, DSA e difficoltà scolastiche, potenziamento cognitivo, problemi comportamentali ed emotivi, ansia, depressione, e addestramento al rilassamento.     Seguila su Facebook, Twitter e Google+

Valentina Lombardi ha pubblicato 30 articoli su GocceDiPsicologia


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