Stress da genitore scollegato


Questo articolo non tratta d’infanzia, o meglio, non direttamente. L’argomento è lo stress lavorativo che si ripercuote sui propri cari, in particolare sui figli. Vi è mai capitato di non andare d’accordo con i colleghi? Di essere trattate come delle “pezze da piedi” dai vostri datori di lavoro? E dopo un’intera giornata passata in un ambiente ostile, tornare a casa ed essere più nervosi di quando siete usciti? Ecco di cosa tratta l’articolo.

Parlo di come i datori di lavori (o in alcuni casi veri e propri padroni!) si comportino in un modo assolutamente fuori luogo: prima s’inizia con lo spostamento delle mansioni (dovresti fare una cosa ma improvvisamente non sei più in grado di farla; se prendi iniziative personali ti accusano che stai solo perdendo tempo); poi l’umore altalenante (un giorno sei il cardine dell’ufficio, il giorno dopo si chiedono perché mai ti abbiano assunto); ecco che comincia la formazione di gruppi (gente che sparla dei colleghi per farsi bella agli occhi del capo ma che poi davanti a te si dimostra essere comprensiva e addirittura si lamenta degli atteggiamenti dei superiori, gli stessi superiori a cui poi racconterà tutto quello che ti scapperà dalla bocca per metterti in cattiva luce!); per finire con la ciliegina sulla torta: umiliazioni e vessazioni, anche davanti ad altri colleghi, sottolineando il fatto che “se vuoi andartene, quella è la porta” o ancora “un’altra con le tue stesse mansioni la trovo in cinque minuti”.

Come di consueto tento sempre di parlare di argomenti che conosco abbastanza bene, o perché sono esperienze che ho vissuto in prima linea o perché le hanno vissute persone molto vicino a me ed è per questo che posso permettermi di spifferarvi un piccolo segreto: ANDATEVENE!

Molti non saranno d’accordo perché “c’è crisi” o perché “bisogna tenersi stretto un lavoro” ma a che prezzo? Vale la pena spendere lo stipendio guadagnato con tanta fatica in medicinali o in visite mediche?

Quando si vive questo periodo negativo, avere al proprio fianco persone (spettacolari) che dicono “vattene di lì! Lascia il lavoro! Meglio pane e cipolle!” è fondamentale. Questo fa sì che scatti in ogni persona quel meccanismo di consapevolezza che vi metterà di fronte a voi stesse, alla “me vera” e alla “me disegnata dai capi”. La prima è grintosa, piena di vita, di energia, pronta a mettersi in gioco, ad aiutare le colleghe in difficoltà, sempre con il sorriso; la seconda è un’incompetente e apatica ragazza, capace solo di mandare le mail per conto della propria responsabile (e magari un giorno vi parlerò di queste “responsabili” che non sanno lavorare in autonomia, che passano le giornate a mangiare e a leggere ogni genere di blog … e che prima o poi saranno sì delle Vere Responsabili, ma del tracollo dell’azienda! Questa però è un’altra storia!). Insomma se vi ritrovate nella descrizione della “seconda ME”, allora fermatevi e riflettete. E’ davvero questo che volevi dalla vita? Ora stai vivendo per lavorare o viceversa? Non parliamo poi della nascita di una serie, non breve, di problemi fisici: insonnia, perdita peso, tic al collo e formicolii alla bocca: sei uno straccio. Il tuo corpo si accorge molto prima del tuo cervello che c’è qualcosa che non va. Vai avanti giorno per giorno trovando piccole cose positive (magari fittizie o effimere) che ti aiutano, anche se in maniera minima, ad arrivare a fine serata. E aspetti il weekend per inviare i curriculum, ma poi questo benedetto sabato arriva e subentra la stanchezza, fisica e mentale, subentra la paura e il pensiero negativo del “oddio.. se nessuno mi risponde sono costretta a stare lì” e quindi quel giorno libero tanto agognato si riempie di tristezza.

Ora spero, qualora voi lettori stiate vivendo tutto quello che vi ho raccontato, che riusciate a venirne fuori, che riusciate a mandare al diavolo chi parla di crisi e di tenersi un lavoro, perché loro (chi non ha vissuto una situazione del genere) non possono capire; non è di loro che vi dovete fidare, ma del vostro corpo, delle vostre persone care e soprattutto dei vostri figli. Perché quando ritornate a casa e non avete voglia di giocare, o non avete voglia di cucinare, vorreste solo dormire e vi arrabbiate se c’è anche solo un capello fuori posto, allora lì non è più una cosa SOLO vostra, lì colpite i vostri cari. I vostri figli percepiscono che c’è qualcosa che non va, e vivono il tutto in un modo amplificato rispetto a voi, perché si sentono impotenti. Non dategliela vinta, non forzatevi a stare in un posto di lavoro simile. Intendiamoci: non sono una pazza furiosa che vi dice che essere disoccupati sia bello o che andrà tutto bene, purtroppo non posso promettervi niente del genere. Vi assicuro però che il giorno dopo esservi licenziate (al di là della gioia e della liberazione che si provi a pronunciare la tanto agognata frase “sai che c’è, me ne vado!” e godersi la faccia incredula di quei capi che MAI si sarebbero aspettati una mossa simile) sarete un’altra persona, tornerete ad essere la “prima ME”, la fortuna girerà e tutto si aggiusta perché come dico sempre io: chi pensa positivo dà una mano al proprio destino (cit.). Ricordatevi che una persona felice e tranquilla è un genitore felice e tranquillo. Diciamo NO allo “stress da lavoro correlato” e diciamo SI al “benessere da genitore collegato”!

E per concludere, come dice un mostro della musica italiana “.. e sei un particolare, dentro il quadro generale, che vorrebbero ma non possono ignorare… e sei un particolare che vorrebbero ignorare e ci riescono se tu li lasci fare!” (Ligabue)


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L'autore - Consuelo Di Nanni



Dott.ssa Consuelo Di Nanni (Varese, 1984). Educatrice. Applicatore Metodo Feuerstein (riconosciuto dall’ICELP di Gerusalemme). Assistente alla comunicazione per disabili sensoriali. Esperta nei processi dell’apprendimento (presenza nell’Albo dei Professionisti formati da Erickson). Gestisce una pagina facebook “Azione & Comunicazione” interamente dedicata a disabilità, bambini e sensibilizzazioni varie. Ha la passione per la scrittura: nel 2012 si è classificata 2° al concorso nazionale “Io Esisto, III ed.” organizzato dall’U.I.L.D.M di Ottaviano (NA) e nel 2013 un’altra poesia sul tema dell’anoressia è stata scelta per entrare a far parte dell’VIII antologia della “Fondazione Mario Luzi” di Roma.

Consuelo Di Nanni ha pubblicato 10 articoli su GocceDiPsicologia