Udito.. quanti esami!


Troppo spesso quando i figli sono piccoli e si è ancora pieni di mille paure, si viene sommersi dal mondo della sanità con i suoi paroloni e la richiesta di mille esami.

Per cercare di chiarire un po’ le idee, e rassicurare i genitori in questo periodo molto delicato, vediamo di affrontare e spiegare i più frequenti esami richiesti per il controllo dell’udito del vostro bambino.

In molte città d’Italia è attualmente attivo presso i punti nascita lo screening audiologico. Questo è un percorso in cui il bambino affronta alcuni esami dedicati all’indagine delle sua abilità uditive.

Il percorso prevede che il secondo giorno successivo alla nascita il bambino venga sottoposto  alle otoemissioni acustiche. La somministrazione di questo esame è assolutamente non invasiva e prevede l’utilizzo di un semplice dispositivo collegato ad una cuffietta, come un auricolare con cui si ascolta la musica, che viene inserito nell’orecchio del neonato. Questa cuffietta invia deboli suoni e contemporaneamente registra se e come l’orecchio interno del bambino risponde a questa stimolazione esterna. Questo test può essere svolto anche mentre il piccolo dorme e non essendo invasivo non presenta controindicazioni. È inoltre molto utile per dare una primissima idea di quale sia il funzionamento dell’udito del piccolo. Nonostante ciò la risposta che l’orecchio invia potrebbe essere assente, o non essere chiara o presentare delle anomalie. Sono infatti diverse  le cause per cui questo esame potrebbe dare delle risposte leggermente alterate. Un esempio, forse il più comune, è che essendo eseguito così vicino al momento del parto potrebbe esserci ancora del liquido amniotico dell’orecchio del piccolo e questo ovviamente può influenzare l’esame.

In queste situazioni l’esame viene ripetuto a distanza di qualche settimana e se la risposta è chiara il piccolo uscirà dal percorso di screening, quindi non verrà automaticamente programmata l’esecuzione di altri esami.

Nel caso vi siano però dei comportamenti che vi fanno dubitare o che vi insospettiscono, non esitate a rivolgervi al pediatra. Lui sicuramente sarà in grado di consigliarvi al meglio a proposito della vostra situazione e potrà eventualmente prescrivere degli esami per approfondire il quadro clinico.

Invece, se anche la seconda somministrazione delle otoemissioni acustiche dovesse dare un risultato poco certo o non comune, vi verrà indicato di eseguire una ABR o ricerca dei potenziali evocati uditivi.

Anche in questo caso vi troverete di fronte ad un esame assolutamente non invasivo, ma che rispetto alle otoemissioni richiede un po’ più di tempo e la necessità che il piccolo sia tranquillo o addormentato.

Per la realizzazione di questo esame il piccolo viene posto insieme alla mamma in una cabina insonorizzata, gli vengono posizionati degli elettrodi, che non sono altro che 2/3 cerottini: uno sulla fronte e due dietro alle orecchie. Viene poi posizionata una cuffia sull’orecchio e anche questa volta vengono inviati dei suoni. Con questo esame si va ad osservare come e se vengono attivate tutte le zone che il suono deve percorrere per essere percepito dal bambino. La sua durata varia a seconda di quanto il bambino è tranquillo e si muove, sarebbe infatti appropriato eseguirlo durante un sonnellino o durante la poppata. La maggiore richiesta di tempo e l’apparente complessità dell’esame sono in realtà esplicative di quanto questo esame sia specifico e indicativo della situazione e delle abilità uditive del piccolo ad esso sottoposto.

Dopo aver eseguito una ABR starà all’otorinolaringoiatra o all’audiologo della struttura cui vi siete rivolti decidere il resto del vostro percorso e gli eventuali altri esami cui sottoporre il piccolo, anche sulla base del quadro clinico complessivo.

Un percorso di questo tipo non deve spaventare o intimidire, è un percorso che può sembrare lungo e complicato, ma il vostro bambino non sentirà mai dolore e non verrà infastidito, cercate di viverla serenamente in modo che possiate trasmettere anche a vostro figlio la tranquillità necessaria a rilassarsi e a realizzare gli esami nel modo più attendibile e nel minor tempo possibile.  Inoltre un percorso completo di esami accurati e sempre più approfonditi può condurre ad una diagnosi precoce e quindi alla rapida risoluzione delle situazioni più semplici, ma anche alla corretta presa in carico delle situazioni più complesse, per le quali l’attuale stato della medicina offre ottime possibilità terapeutiche.

Svincolati dal percorso di screening ma ugualmente protagonisti dell’infanzia della maggior parte dei bambini sono altri due semplici esami che solitamente vengono eseguiti quando il bambino è un po’ più grande e può collaborare attivamente alla loro realizzazione: l’impedenzometria e l’audiometria.

L’impedenzometria o timpanogramma è un test che nella sua realizzazione è molto simile alle otoemissioni, ossia prevede che sia inserito una sorta di auricolare nel condotto uditivo esterno. Anche questa sonda invia dei deboli suoni, ma questa volta non va a misurare la risposta che l’orecchio interno fornisce ad essi, quanto invece se e come il timpano si muove. Il timpano infatti è il primo elemento che il suono incontra entrando nell’orecchio: quando il suono arriva al timpano lo fa vibrare e questa vibrazione verrà poi trasmessa a tutte le altre componenti dell’orecchio e della via uditiva  permettendone quindi la percezione. È quindi importante verificare se il timpano è libero di muoversi o se ci sono degli impedimenti, come il catarro, che ne ostacolano il perfetto movimento.

Solitamente a seguito dell’impedenzometria viene proposto un altro test non invasivo che è l’audiometria. Solitamente, parlando di bambini piuttosto piccoli questo esame viene svolto in un comune ambulatorio dove il bambino verrà invitato a sedersi, anche stando in braccio alla mamma, di fronte all’audiometrista o al tecnico che esegue l’esame. Solitamente prima di inziare l’esame viene proposto al bambino un gioco, e viene spiegato al bambino che quando sentirà un suono o un rumore potrà proseguire il gioco proposto: aggiungere un pezzo al puzzle,  aggiungere un cubo alla torre…

Sulla base delle reazioni del bambino l’esaminatore potrà quindi farsi un’idea di quale sia il livello uditivo del bambino.

Come potete vedere, gli esami utili al controllo dell’udito in età infantile sono semplici e non invasivi, non temeteli e non evitateli …. Conoscere come il vostro bambino sente è indispensabile per la sua crescita!!


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L'autore - Michela Rota





Michela Rota ha pubblicato 8 articoli su GocceDiPsicologia


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